E' arrivato il momento per la quinta ed ultima classifica che racchiude il meglio di quanto visto in televisione tra il luglio 2014 e il giugno 2015. Dopo aver elencato i migliori attori e le migliori attrici, vediamo ora quali sono state le dieci migliori serie della stagione: tra gli show che restano fuori dalla classifica, vale la pena menzionare Orange is the New Black, Sense8, Vikings e Person of Interest.
Qui la prima e la seconda parte della classifica dello scorso anno.
MIGLIORI SERIE
10. Better Call Saul (AMC)
Era la serie più attesa dell'anno ed è riuscita a non deludere le aspettative, grazie soprattutto alle ottime prove di Bob Odenkirk e Jonathan Banks, e ai vari richiami, soprattutto a livello registico, alla serie madre. Nonostante alcuni personaggi secondari poco incisivi, una buona prima stagione.
Migliori episodi: 1x06 - Five-O, 1x09 - Pimento
9. The Newsroom (HBO)
Meno storie di cronaca e più dinamiche tra i personaggi, una scelta perfetta da parte di Aaron Sorkin che ci regala una conclusione dolce amara, ma a suo modo perfetta, per lo show, con grandi performance da parte del cast e la sempre ottima scrittura.
Migliori episodi: 3x05 - Oh Shenandoah, 3x06 - What Kind of Day Has It Been
8. Louie (FX)
Louis C.K. è ormai una garanzia: sia quando decide di creare una vera e propria trama come un anno fa, sia quando torna a raccontare momenti di vita ed esperienze personali come in questa stagione, il comico americano riesce sempre a mettere in scena momenti memorabili, tra risate, scene drammatiche ed una puntata onirica a la David Lynch che resterà nella storia delle comedy. Semplicemente un genio.
Migliori episodi: 5x02 - A La Carte, 5x05 - Untitled
7. Daredevil (Netflix)
Una delle sorprese migliori dell'anno, uno show che rende giustizia ad un fantastico personaggio e che riesce a distinguersi non solo dalle altre serie di supereroi attualmente in onda, ma anche da quell'universo cinematografico di cui potrebbe entrare a far parte in futuro, cioè quello della Marvel: "Daredevil" è infatti uno show molto più dark rispetto agli standard dei film, più vicino alla trilogia di Batman firmata da Nolan che alla saga degli Avengers. Grande merito va anche dato a Netflix, che riesce a dare al prodotto e, più direttamente, agli autori una libertà stilistica e di contenuti che su un canale generalista non avrebbe mai potuto avere. Il primo passo per una nuova ed interessante saga supereroistica.
Migliori episodi: 1x02 - Cut Man , 1x06 - Condemned
6. The Leftovers (HBO)
La nuova serie di Damon Lindelof non ha avuto vita facile nella sua prima stagione, con tante critiche ingenerose da parte dei detrattori di "Lost" che hanno ormai preso in antipatia lo showrunner. La verità è che, nonostante alcuni chiari difetti e diverse incertezze nelle prime puntate, la serie è riuscita a catturare, a sorprendere ed a colpire come pochi altri show hanno fatto quest'anno, con puntate molto intense e ottime prove attoriali.
Migliori episodi: 1x03 - Two Boats and a Helicopter, 1x08 - Cairo
5. Utopia (Channel 4)
Una delle più grandi soddisfazioni di questa stagione televisiva ed anche, purtroppo, la più cocente delusione, con la decisione di Channel 4 di non rinnovare la serie. Nonostante un finale che lascia aperte diverse questioni, la seconda stagione di "Utopia" ha confermato quanto di buono visto nel primo anno, riuscendo però a colpire maggiormente, grazie anche ad alcuni colpi di scena e ad una trama più incisiva. E' un vero peccato che una delle serie visivamente più belle in circolazione non possa andare avanti, sperando nella buona riuscita del remake americano firmato David Fincher.
Migliori episodi: 2x01 - Episode 1, 2x05 - Episode 5
4. Penny Dreadful (Showtime)
Nonostante un paio di episodi fin troppo statici nella parte centrale della stagione, "Penny Dreadful" è riuscita a superare il seppur ottimo esordio di un anno fa grazie ad una serie di puntate semplicemente perfette, culminate con il bellissimo e tristissimo finale. Una serie che sicuramente non si distingue per gli intrecci della trama, ma che è riuscita, come nessun altro show al momento in onda, a dar vita a dei personaggi meravigliosi, dalla protagonista indiscussa Vanessa fino a personaggi solo apparentemente marginali come Sembene e Mr. Lyle, grazie anche ad un cast che rasenta la perfezione.
Migliori episodi: 2x09 - And Hell Itself My Only Foe, 2x10 - And They Were Enemies
3. The Killing (Netflix)
Tra alti e bassi, cancellazioni e passaggi ad altri network, il viaggio di Linden ed Holder si è concluso, con un ultimo caso da risolvere e i tormenti dei fantasmi del passato. Una stagione breve che ha dato l'opportunità di concentrarsi molto sui due protagonisti senza dover tergiversare troppo con le indagini, con alcuni richiami alle stagioni precedenti ed un finale perfetto.
Migliori episodi: 4x05 - Truth Asunder, 4x06 - Eden
2. Banshee (Cinemax)
Dopo un più che discreto debutto ed una buonissima seconda stagione, "Banshee" riesce a superarsi ancora una volta con dieci episodi al cardiopalma, tra combattimenti coreografati alla perfezione, rapine, un nuovo, interessantissimo personaggio e una faida che ha colpito profondamente il protagonista e la cittadina. Senza dimenticare la fantastica crescita di tutti i personaggi, ed alcune prove attoriali di ottimo livello.
Migliori episodi: 3x05 - Tribal, 3x09 - Even God Doesn't Know What to Make of You
1. The Jinx: The Life and Deaths of Robert Durst (HBO)
Quando la realtà supera la finzione: il documentario in sei episodi di Robert Jarecki ha colpito e scioccato, un'adrenalinica e spaventosa ricostruzione dei fatti attraverso interviste, immagini di repertorio e la presenza agghiacciante di Robert Durst, accusato di un omicidio e principale sospettato di altri due, tra cui quello di sua moglie. Il taglio cinematografico ha conferito maggior spessore alla serie ma, in certi casi, anche solo un'espressione, un tic, o una frase detta parlando tra se e se possono lasciare il segno nella storia della televisione.
Migliori episodi: 1x05 - Part 5, 1x06 - Part 6
Notizie e recensioni sul mondo delle serie tv e del cinema
sabato 11 luglio 2015
Best of 2014 / 2015 - Le Migliori Serie
Etichette:
2014/2015,
AMC,
Banshee,
Best of,
Better Call Saul,
Channel 4,
Cinemax,
Daredevil,
FX,
HBO,
Louie,
Netflix,
Penny Dreadful,
Serie Tv,
Showtime,
The Jinx,
The Killing,
The Leftovers,
The Newsroom,
Utopia
giovedì 9 luglio 2015
Best of 2014 / 2015 - Migliori Attori Protagonisti
Nuova classifica per il best of della stagione televisiva 2014/2015: dopo aver visto le migliori performance tra i non protagonisti e delle migliori attrici protagoniste, oggi è il turno delle cinque migliori interpretazioni maschili tra i protagonisti. Qui la classifica dello scorso anno.
MIGLIORI ATTORI PROTAGONISTI
5. Gael Garcìa Bernal, Rodrigo in "Mozart in the Jungle"
Esilarante nel suo essere un genio completamente folle, tra prove d'orchestra all'aperto, una complicata storia d'amore alle spalle, ed il bellissimo rapporto con l'altra protagonista dello show, Hailey (o come direbbe il maestro, Hailai). Un grande Gael Garcìa Bernal che, nonostante le molte particolarità del personaggio, è riuscito a non esagerare mai, dando un'ottima interpretazione.
4. Travis Fimmel, Ragnar Lothbrok in "Vikings"
In una stagione passata quasi in un ruolo da comprimario, Travis Fimmel ha dimostrato ancora una volta la sua bravura, dando volto ad un Ragnar sempre più combattuto, tra la sua voglia di sapere e di conquistare e la disapprovazione del suo popolo. Il suo carisma e la presenza scenica lo rendono uno dei migliori attori nel panorama televisivo attuale.
3. Freddie Highmore, Norman Bates in "Bates Motel"
La trasformazione è avvenuta: lo sdoppiamento della personalità di Norman si è fatto sempre più forte in questa stagione, dando così la possibilità a Freddie Highmore di poter dare il meglio di se, soprattutto ora che è iniziata la parte più delicata dello show per il suo personaggio. E' già cult la prima scena in cui vediamo Norman/Norma in camicia da notte.
2. Bob Odenkirk, Jimmy McGill in "Better Call Saul"
Uno dei dubbi principali sullo spin-off di "Breaking Bad" era collegato alla capacità di Bob Odenkirk di reggere da solo il peso dello show. L'interprete di Jimmy McGill aka Saul Goodman ha fugato ogni perplessità, con una performance al dir poco perfetta, tra scene comiche tipiche del personaggio e momenti drammatici, in cui l'attore ha dato il meglio di se.
1. Charlie Hunnam, Jax Teller in "Sons of Anarchy"
Come già successo in passato ad altri protagonisti di show importanti, Charlie Hunnam ha dato il meglio di se nell'ultima stagione di "Sons of Anarchy", regalandoci l'interpretazione della vita: una performance sentita, potente, commovente, che ha raggiunto l'apice in "Suits of Woe", in un susseguirsi di scene intense e da brividi. Quasi sicuramente non vincerà l'Emmy, ma già ottenere la nomination sarebbe un giusto riconoscimento per un attore che, anche per la difficoltà dell'accento, è migliorato sensibilmente anno dopo anno, arrivando ad un apice che pochi attori in televisione possono dire di aver raggiunto.
MIGLIORI ATTORI PROTAGONISTI
5. Gael Garcìa Bernal, Rodrigo in "Mozart in the Jungle"
Esilarante nel suo essere un genio completamente folle, tra prove d'orchestra all'aperto, una complicata storia d'amore alle spalle, ed il bellissimo rapporto con l'altra protagonista dello show, Hailey (o come direbbe il maestro, Hailai). Un grande Gael Garcìa Bernal che, nonostante le molte particolarità del personaggio, è riuscito a non esagerare mai, dando un'ottima interpretazione.
4. Travis Fimmel, Ragnar Lothbrok in "Vikings"
In una stagione passata quasi in un ruolo da comprimario, Travis Fimmel ha dimostrato ancora una volta la sua bravura, dando volto ad un Ragnar sempre più combattuto, tra la sua voglia di sapere e di conquistare e la disapprovazione del suo popolo. Il suo carisma e la presenza scenica lo rendono uno dei migliori attori nel panorama televisivo attuale.
3. Freddie Highmore, Norman Bates in "Bates Motel"
La trasformazione è avvenuta: lo sdoppiamento della personalità di Norman si è fatto sempre più forte in questa stagione, dando così la possibilità a Freddie Highmore di poter dare il meglio di se, soprattutto ora che è iniziata la parte più delicata dello show per il suo personaggio. E' già cult la prima scena in cui vediamo Norman/Norma in camicia da notte.
2. Bob Odenkirk, Jimmy McGill in "Better Call Saul"
Uno dei dubbi principali sullo spin-off di "Breaking Bad" era collegato alla capacità di Bob Odenkirk di reggere da solo il peso dello show. L'interprete di Jimmy McGill aka Saul Goodman ha fugato ogni perplessità, con una performance al dir poco perfetta, tra scene comiche tipiche del personaggio e momenti drammatici, in cui l'attore ha dato il meglio di se.
1. Charlie Hunnam, Jax Teller in "Sons of Anarchy"
Come già successo in passato ad altri protagonisti di show importanti, Charlie Hunnam ha dato il meglio di se nell'ultima stagione di "Sons of Anarchy", regalandoci l'interpretazione della vita: una performance sentita, potente, commovente, che ha raggiunto l'apice in "Suits of Woe", in un susseguirsi di scene intense e da brividi. Quasi sicuramente non vincerà l'Emmy, ma già ottenere la nomination sarebbe un giusto riconoscimento per un attore che, anche per la difficoltà dell'accento, è migliorato sensibilmente anno dopo anno, arrivando ad un apice che pochi attori in televisione possono dire di aver raggiunto.
Etichette:
2014/2015,
A&E,
Amazon,
AMC,
Attori Protagonisti,
Bates Motel,
Best of,
Better Call Saul,
FX,
History Channel,
Mozart in the Jungle,
Serie Tv,
Sons of Anarchy,
Vikings
mercoledì 8 luglio 2015
Best of 2014 / 2015 - Migliori Attrici Protagoniste
Terza classifica che racchiude il meglio della stagione televisiva 2014/2015: dopo aver visto le due categorie dei non protagonisti, oggi è il turno delle migliori attrici protagonisti. Qui è possibile vedere la classifica dell'anno scorso.
MIGLIORI ATTRICI PROTAGONISTE
5. Taylor Schilling, Piper Chapman in "Orange is the New Black"
La terza stagione dello show creato da Jenji Kohan è stata piena di alti e bassi per la protagonista e per la sua interprete, Taylor Schilling, con delle ottime prove nei primi episodi e delle performance comunque convincenti sul finale, nonostante una sceneggiatura più debole rispetto agli standard dello show. Il suo monologo per convincere le altre detenute ad unirsi al suo business e la scena nella classe di recitazione con Alex restano tra i momenti migliori della stagione.
4. Olivia Colman, Ellie Miller in "Broadchurch"
Nonostante una stagione deludente, Olivia Colman è riuscita a confermare l'ottima performance data durante il primo anno dello show, riuscendo a combinare alla perfezione momenti più leggeri a scene altamente drammatiche.
3. Vera Farmiga, Norma Bates in "Bates Motel"
In quella che è stata la miglior stagione dello show in onda su A&E, Vera Farmiga ha dato prova, per l'ennesima volta, della sua straordinaria bravura, grazie anche ad un episodio quasi interamente dedicato al suo personaggio, agli ormai sempre più frequenti sdoppiamenti di Norman e alle molte scene drammatiche, su tutte la riappacificazione con Caleb.
2. Robin Wright, Claire Underwood in "House of Cards"
Nella classifica di un anno fa, avevo lodato la performance di Robin Wright e il suo esser riuscita a tener testa ad uno degli attori migliori della storia, Kevin Spacey. E' giusto ammettere che in questa stagione il personaggio di Frank ha subito una brutta involuzione, perdendo parte del suo fascino, ma questo non toglie che Robin Wright è riuscita nell'impresa di mettere in ombra il due volte premio Oscar, riuscendo sempre a rubare la scena.
1. Eva Green, Vanessa Ives in "Penny Dreadful"
Dopo aver conquistato il primo posto nella classifica di un anno fa, Eva Green si ripete, regalandoci un'altra interpretazione fantastica, mostrandoci il lato più vulnerabile di Vanessa, tra desideri nascosti di una vita normale ed un passato tormentato, ma riuscendo comunque ad imporre la sua grande forza, come nell'episodio finale, con una performance perfetta e terrificante, un richiamo alla scena ormai cult della seduta spiritica, confermando così di essere la migliore attrice del panorama televisivo.
MIGLIORI ATTRICI PROTAGONISTE
5. Taylor Schilling, Piper Chapman in "Orange is the New Black"
La terza stagione dello show creato da Jenji Kohan è stata piena di alti e bassi per la protagonista e per la sua interprete, Taylor Schilling, con delle ottime prove nei primi episodi e delle performance comunque convincenti sul finale, nonostante una sceneggiatura più debole rispetto agli standard dello show. Il suo monologo per convincere le altre detenute ad unirsi al suo business e la scena nella classe di recitazione con Alex restano tra i momenti migliori della stagione.
4. Olivia Colman, Ellie Miller in "Broadchurch"
Nonostante una stagione deludente, Olivia Colman è riuscita a confermare l'ottima performance data durante il primo anno dello show, riuscendo a combinare alla perfezione momenti più leggeri a scene altamente drammatiche.
3. Vera Farmiga, Norma Bates in "Bates Motel"
In quella che è stata la miglior stagione dello show in onda su A&E, Vera Farmiga ha dato prova, per l'ennesima volta, della sua straordinaria bravura, grazie anche ad un episodio quasi interamente dedicato al suo personaggio, agli ormai sempre più frequenti sdoppiamenti di Norman e alle molte scene drammatiche, su tutte la riappacificazione con Caleb.
2. Robin Wright, Claire Underwood in "House of Cards"
Nella classifica di un anno fa, avevo lodato la performance di Robin Wright e il suo esser riuscita a tener testa ad uno degli attori migliori della storia, Kevin Spacey. E' giusto ammettere che in questa stagione il personaggio di Frank ha subito una brutta involuzione, perdendo parte del suo fascino, ma questo non toglie che Robin Wright è riuscita nell'impresa di mettere in ombra il due volte premio Oscar, riuscendo sempre a rubare la scena.
1. Eva Green, Vanessa Ives in "Penny Dreadful"
Dopo aver conquistato il primo posto nella classifica di un anno fa, Eva Green si ripete, regalandoci un'altra interpretazione fantastica, mostrandoci il lato più vulnerabile di Vanessa, tra desideri nascosti di una vita normale ed un passato tormentato, ma riuscendo comunque ad imporre la sua grande forza, come nell'episodio finale, con una performance perfetta e terrificante, un richiamo alla scena ormai cult della seduta spiritica, confermando così di essere la migliore attrice del panorama televisivo.
Etichette:
2014/2015,
A&E,
Attrici Protagoniste,
Bates Motel,
Best of,
Broadchurch,
House of Cards,
ITV,
Netflix,
Orange is the new black,
Penny Dreadful,
Serie Tv,
Showtime
martedì 7 luglio 2015
Best of 2014 / 2015 - Migliori Attori Non Protagonisti
Dopo aver visto quali sono state le migliori performance tra le attrici non protagoniste, è ora il turno dei migliori attori non protagonisti. Qui la classifica dello scorso anno.
MIGLIORI ATTORI NON PROTAGONISTI
5. Andre Braugher, Captain Raymond Holt in "Brooklyn Nine-Nine"
Già nella prima stagione, Andre Braugher aveva mostrato un'innata predisposizione per la commedia, e nel secondo anno si è confermato, riuscendo a regalare momenti esilaranti ed inaspettati (Halloween!), mantenendo sempre la sua espressione glaciale, e riuscendo a commuovere nell'ultimo episodio.
4. Vincent D'Onofrio, Wilson Fisk in "Daredevil"
Il merito del grande successo di "Daredevil", serie rivelazione dell'anno, va anche attribuito alla ottima interpretazione di Vincent D'Onofrio, un villain atipico, molto pacato e restio a mostrarsi in pubblico, ma capace anche di terribili atti di violenza figli di un'infanzia al dir poco complicata. Gli incontri tra il suo personaggio e l'eroe della serie restano tra i momenti migliori di questa annata televisiva.
3. Rory Kinnear, John Clare in "Penny Dreadful"
Dopo un inizio da villain e i primi tentativi di umanizzarsi, questa stagione sembrava promettere dei momenti di felicità per la Creatura, che ha però dovuto fare i conti, ancora una volta, con il suo aspetto. Un'interpretazione toccante e di altissimo livello di Rory Kinnear che, grazie anche all'ottima scrittura degli autori, è riuscito a farci empatizzare con John Clare, e anche a tifare per lui negli ultimi episodi della stagione.
2. Theo Rossi, Juice e Jimmy Smits, Nero Padilla in "Sons of Anarchy"
Come scritto ieri per Katey Sagal, l'ultima stagione di "Sons of Anarchy" ha regalato delle performance fantastiche, ed in questo caso era impossibile scegliere tra due delle interpretazioni più intense dell'anno: da una parte Theo Rossi, che ha dato vita ad un personaggio stanco di mentire e di nascondersi, con l'apice dell'incontro con Jax e la rivelazione che tutti aspettavano, e dall'altra Jimmy Smits, interprete di uno dei pochi personaggi realmente positivi dello show, ed anche lui protagonista di una scena fantastica nell'episodio capolavoro "Suits of Woe", in cui solo con le espressioni è riuscito a mostrare il dolore provato dal personaggio.
1. Jonathan Banks, Mike Ehrmantraut in "Better Call Saul"
Il vero punto di forza della positiva prima stagione dello spin-off di "Breaking Bad" sono state le interpretazioni dei due attori provenienti dalla serie madre: Jonathan Banks ha continuato l'ottimo lavoro fatto sul personaggio di Mike, riuscendo a superarsi nell'episodio dedicato al passato dell'ex poliziotto, grazie ad un'interpretazione toccante ed intensa.
Etichette:
2014/2015,
AMC,
Attori Non Protagonisti,
Best of,
Better Call Saul,
Brooklyn Nine-Nine,
Daredevil,
FOX,
FX,
Netflix,
Penny Dreadful,
Serie Tv,
Showtime,
Sons of Anarchy
lunedì 6 luglio 2015
Best of 2014 / 2015 - Migliori Attrici Non Protagoniste
La stagione televisiva è giunta al termine e, come un anno fa, in concomitanza con i primi premi e le imminenti nomination per gli Emmy, ho deciso di stilare alcune classifiche, elencando le performance attoriali e le serie che ho preferito nel lasso di tempo che va dal 1 luglio 2014 ad oggi (escludendo le stagioni iniziate da poco, come Hannibal e True Detective, o non ancora terminate).
Oggi è il turno delle migliori attrici non protagoniste (qui i primi cinque posti dell'anno passato).
MIGLIORI ATTRICI NON PROTAGONISTE
5. Ann Dowd, Patti Levin in "The Leftovers"
Passare più di metà stagione senza poter proferir parola, utilizzando solo la gestualità e le espressioni del viso, per poi regalarci uno dei momenti più intensi visti durante la stagione televisiva, con il faccia a faccia tra Patti e Kevin. Un'interpretazione magistrale da parte di Ann Dowd.
Passare più di metà stagione senza poter proferir parola, utilizzando solo la gestualità e le espressioni del viso, per poi regalarci uno dei momenti più intensi visti durante la stagione televisiva, con il faccia a faccia tra Patti e Kevin. Un'interpretazione magistrale da parte di Ann Dowd.
4. Billie Piper, Lily in "Penny Dreadful"
Dopo gli eventi della scorsa stagione, il personaggio interpretato dalla Rose di "Doctor Who" ha subito numerosi cambiamenti, avendo perso tutti i suoi ricordi della vita passata e, per fortuna, anche il fastidioso accento. La vera sorpresa è però arrivata nel corso della stagione, con un monologo da brividi in cui Lily sembra non essere così innocente come appare, e in cui Billie Piper sfoggia tutta la sua bravura, riuscendo ad incutere timore e aprendo la strada per un suo possibile ruolo da villain nella prossima stagione.
3. Katey Sagal, Gemma Teller in "Sons of Anarchy"
Nonostante un'ultima stagione altalenante, la serie creata da Kurt Sutter è riuscita a lasciare il pubblico nel miglior modo possibile, merito anche delle straordinarie performance del cast: è giusto quindi citare Katey Sagal, da sempre il cuore dello show, e come al solito bravissima nel mostrarci i pensieri, i dubbi, i rimorsi e le convinzioni di Gemma.
2. Uzo Aduba, Suzanne "Crazy Eyes" Warren in "Orange is the New Black"
La rivelazione della prima stagione, la conferma delle sue incredibili capacità nella seconda, e infine la consacrazione in questo terzo anno: Uzo Aduba colpisce per il suo incredibile talento sia nelle scene più drammatiche (come ampiamente dimostrato un anno fa) sia per i suoi fantastici tempi comici (il ripetuto "The Moon" e tutta la storyline del suo manoscritto). Tra le tante, ottime interpretazioni del cast, da segnalare in particolare quelle di Lea DeLaria, fantastica nella puntata dedicata al passato di Big Boo, e soprattutto Adrienne C. Moore, che oltre ad una grande capacità comica, ha sorpreso nel suo sentito discorso in cui spiega il motivo della sua volontà di convertirsi, una scena da applausi.
1. Carrie Coon, Nora Durst in "The Leftovers"
Il miglior personaggio della serie di Damon Lindelof ed una performance straordinaria da parte di Carrie Coon, che ha dato vita ad un personaggio complicato, tra il dolore per la perdita dell'intera famiglia, la voglia di ricominciare e la presenza fissa dei fantasmi del passato, che non le danno la possibilità di andare avanti. La speranza è che una così grande interpretazione possa venir riconosciuta con un meritatissimo Emmy.
Etichette:
2014/2015,
Attrici Non Protagoniste,
FX,
HBO,
Netflix,
Orange is the new black,
Penny Dreadful,
Serie Tv,
Showtime,
Sons of Anarchy,
The Leftovers
lunedì 15 giugno 2015
Serie TV: Game of Thrones, La Quinta Stagione
Dopo la messa in onda di "Mother's Mercy", ultimo episodio della quinta stagione di "Game of Thrones", è arrivato il momento di tirare le somme di queste dieci nuove puntate della serie.
Partendo dal presupposto che il livello dello show rimarrà sempre quanto meno buono (a livello di scenografie e comparto tecnico resta una delle serie migliori attualmente in onda), questa stagione è stata senza dubbio la peggiore, per via di alcune storyline prive di mordente e, più in generale, per una sceneggiatura spesso piena di buchi o di scelte discutibili. Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono stati i pregi e i difetti di questa quinta stagione.
L'unica storyline che, a conti fatti, ha avuto un certo peso quest'anno è stata quella di Jon e dei Guardiani della Notte, con la nomina del primo a Lord Comandante, la morte di Maestro Aemon e la battaglia di Hardome che, insieme all'attacco dei bruti di "Watchers on the Wall", è diventata il picco più alto raggiunto dalla serie in termine di regia e uso della CGI: in questo senso, l'Emmy per Miguel Sapochnik, regista dell'episodio, sembra essere già prenotato.
La scelta di mostrarci finalmente in azione i White Walkers è stata di fortissimo impatto, riuscendo anche a creare un considerevole hype per quella che, per forza di cose, sarà una delle battaglie finali dello show.
Purtroppo, anche in questo arco narrativo ci sono alcuni elementi poco riusciti, come ad esempio il largo minutaggio dato alla storia tra Sam e Gilly, e l'eccessiva importanza conferita ad Olly, che in un certo qual modo toglie anche un pò l'effetto sorpresa sul cliffhanger dell'ultimo episodio: l'ammutinamento dei Guardiani della Notte era ormai diventato fin troppo chiaro, anche se la scena dell'accoltellamento di Jon funziona ed è, senza ombra di dubbio, la miglior ultima scena di un finale di stagione per "Game of Thrones". Nonostante la ormai consueta abitudine dello show di uccidere i personaggi più amati, risulta difficile credere che Martin abbia deciso, anche nei libri, di eliminare quello che è, a tutti gli effetti, il protagonista della storia insieme a Daenerys: la speranza è che l'arrivo di Melisandre al Castello Nero possa portare ad un qualche tipo di magia per salvarlo, anche perchè lo show, in questo momento, non può assolutamente fare a meno di Jon Snow, a differenza di quanto capitato negli anni passati con alcune morte eccellenti (su tutte quelle di Ned e di Robb).
Restano inoltre troppe situazioni lasciate in sospeso collegate a Jon, su tutte la possibilità di scoprire l'identità di sua madre, e la sensazione è che sarà proprio il bastardo di casa Stark a guidare l'armata degli uomini contro i White Walkers.
A proposito di potenziali leader, una delle più grandi delusioni della stagione è stata lo sviluppo del personaggio di Stannis, l'unico (insieme al già citato Jon) ad avere un minimo di profondità nei primi episodi, conditi da una toccante scena con Shireen, per poi farlo crollare nelle ultime settimane, con la decisione di sacrificare sua figlia e facendogli perdere, poco prima della battaglia per conquistare Winterfell, sia la moglie che Melisandre (resta difficile capire il motivo della fuga della sacerdotessa, se non per motivi di sceneggiatura e per la necessità di farla tornare alla Barriera per Jon).
A conclusione di un cammino in cui un uomo duro ma con dei forti principi si trasforma in un folle assetato di potere, arriva la sconfitta a Winterfell e l'incontro con Brienne: arrivati a questo punto viene da chiedersi in quanti, con tutte le morti e gli avvenimenti dolorosi avvenuti nella serie, siano ancora interessati al desiderio di vendetta per la morte di Renly, un personaggio marginale e che poco aveva aggiunto alla storia nelle prime due stagioni. Resta il fatto che gli autori hanno deciso di concedere a Brienne la possibilità di vendicarsi, decidendo però di tagliare al momento del colpo mortale nei confronti di Stannis: una cosa voluta per lasciare il dubbio sul suo destino, o l'ennesima prova del loro poco interesse nei confronti del personaggio, decidendo di farlo morire off screen?
La storyline che ha avuto più impatto mediatico è stata sicuramente quella di Sansa, un personaggio che nei primi episodi aveva mostrato importanti segni di crescita, grazie anche alla vicinanza di Ditocorto, per poi decidere, nel giro di un solo episodio, di farla tornare al punto di partenza, con lo stupro durante la prima notte di nozze perpetrato da Ramsay, con Theon/Reek costretto ad osservare.
Per quanto mi riguarda, questa è stata una delle tante scene mal riuscite di questa stagione, in questo caso soprattutto per colpa del personaggio di Ramsay, una macchietta che per dimostrare il suo essere pazzo e sadico si limita a fare delle espressioni buffe: la colpa principale risiede in fase di sceneggiatura, ma anche Iwan Rheon (ottimo in "Misfits") non è ancora riuscito a dare un contributo importante.
D'altro canto, è da lodare il lavoro di Alfie Allen, che soprattutto durante la scena incriminata regala una performance straziante, riuscendo a risollevare quasi tutte le scene ambientate a Winterfell.
Come nel caso di Stannis, "Mother's Mercy" ci lascia con il dubbio per quanto riguarda Sansa e Theon/Reek, che dopo l'uccisione di Myranda sono riusciti a fuggire dal castello, gettandosi però da un'altezza considerevole.
Rimanendo tra gli Stark, le avventure di Arya a Braavos non hanno avuto l'impatto che ci si poteva aspettare, con molte scene fin troppo lunghe e con pochi momenti da ricordare, nonostante il ritorno di Jaqen H'ghar: gli avvenimenti del season finale, con la violenta morte di Meryn Trant (personaggio odiato e negativo, ma reso anche pedofilo giusto per ricordarci della sua cattiveria) per mano di Arya e, soprattutto, la conseguente punizione per aver disobbedito agli ordini, con la giovane Stark resa cieca dal Dio dai Mille Volti, lasciano dubbi per il proseguimento della storyline, che quest'anno è sembrata l'unica ad essere completamente distaccata dal resto della storia.
Passando alle vicende di King's Landing, l'assenza di personaggi carismatici come Tyrion, Tywin, Jaime e Joffrey si è fatta sentire, lasciando tutto in mano a Cersei e all'unico ingresso nel cast realmente interessante, l'Alto Passero, interpretato da un ottimo Jonathan Pryce.
Il problema principale di questa storyline è però lo scarso background dato al gruppo religioso comandato da quest'ultimo che, nel giro di poche puntate, conquistano un potere fin troppo esagerato, arrestando prima Loras e Margaery, e poi la stessa Cersei, impedendo anche a Re Tommen di poter avere parola in merito. A questo proposito, il finale riservato a questa storyline diventa ovvio già dopo poche puntate, ma nonostante ciò, la scena della punizione riservata a Cersei colpisce profondamente, nonostante un'eccessiva lunghezza, alcune reazioni evitabili delle comparse e un uso, in alcuni frangenti, non proprio ottimo della CGI; va dato il giusto riconoscimento anche alla forte performance di Lena Headey, soprattutto negli ultimi momenti della camminata e l'ingresso a corte, facendoci scoprire anche il destino della Montagna, che dopo gli esperimenti di Qyburn è pronto a servire, e a vendicare, i torti subiti dalla Regina Madre.
Il vero punto debole di questa stagione è stata sicuramente la storyline di Dorne, la cosa peggiore mai vista in cinque stagioni dello show, soprattutto per colpa delle Sand Snakes, tre personaggi scritti male e recitati peggio, e più in generale per l'intera realizzazione delle scene ambientate nel luogo d'origine del compianto Oberyn, tra combattimenti coreografati male e scelte di sceneggiatura discutibili. Il rimpianto è aver sprecato due personaggi come Jaime e Bronn in un arco narrativo del genere che, dopo la morte di Myrcella, resta purtroppo ancora in sospeso.
Le altre due storyline viste in questa stagione sono quelle di Daenerys e Tyrion, con quest'ultimo che ha passato buona parte degli episodi in viaggio, prima con Varys e poi con Jorah, mentre la Regina dei Draghi ha avuto a che fare con i Figli delle Arpie, l'ennesimo gruppo presentato male e per nulla approfondito, che sono riusciti ad eliminare ser Barristan, a far sembrare gli Immacolati dei principianti, e che per lo meno hanno ridotto all'osso le scene tra Verme Grigio e Missandei.
L'incontro tra due dei protagonisti più amati della serie, evento atteso anche dai fan dei libri, non è stato però all'altezza delle aspettative, e con Daenerys che, a tratti, mostra i primi segni di instabilità ereditati dal padre.
Gli ultimi due episodi, con il primo volo con Drogon (scena potenzialmente ad altissimo impatto, purtroppo preceduta da l'ennesimo attacco dei Figli delle Arpie coreografato e sceneggiato malamente) e l'arrivo di quello che sembra essere un Khalasar, potrebbero portare a nuovi ed interessanti sviluppi per la storia della Regina dei Draghi, ormai bloccata da troppo tempo nelle stesse problematiche.
In definitiva, la quinta stagione di "Game of Thrones" ha avuto diversi problemi, la maggior parte di questi riconducibili a scelte di sceneggiatura discutibili (l'assurda decisione di congelare per un anno la storyline di Bran, dando spazio a personaggi come le Sand Snakes, o dando troppo minutaggio al rapporto tra Sam e Gilly), compensati però dalla (quasi) sempre ottima messa in scena, dalle fantastiche scenografie e dall'ottavo episodio, "Hardhome", uno dei migliori dell'intera serie.
La vasta mitologia dello show e le ampie possibilità di sviluppo delle varie storyline fanno ben sperare per il proseguimento, con l'augurio che Martin riesca a finire al più presto i libri, potendo così intervenire anche nella realizzazione della serie.
Voto stagione: 7.5
Partendo dal presupposto che il livello dello show rimarrà sempre quanto meno buono (a livello di scenografie e comparto tecnico resta una delle serie migliori attualmente in onda), questa stagione è stata senza dubbio la peggiore, per via di alcune storyline prive di mordente e, più in generale, per una sceneggiatura spesso piena di buchi o di scelte discutibili. Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono stati i pregi e i difetti di questa quinta stagione.
L'unica storyline che, a conti fatti, ha avuto un certo peso quest'anno è stata quella di Jon e dei Guardiani della Notte, con la nomina del primo a Lord Comandante, la morte di Maestro Aemon e la battaglia di Hardome che, insieme all'attacco dei bruti di "Watchers on the Wall", è diventata il picco più alto raggiunto dalla serie in termine di regia e uso della CGI: in questo senso, l'Emmy per Miguel Sapochnik, regista dell'episodio, sembra essere già prenotato.
La scelta di mostrarci finalmente in azione i White Walkers è stata di fortissimo impatto, riuscendo anche a creare un considerevole hype per quella che, per forza di cose, sarà una delle battaglie finali dello show.
Purtroppo, anche in questo arco narrativo ci sono alcuni elementi poco riusciti, come ad esempio il largo minutaggio dato alla storia tra Sam e Gilly, e l'eccessiva importanza conferita ad Olly, che in un certo qual modo toglie anche un pò l'effetto sorpresa sul cliffhanger dell'ultimo episodio: l'ammutinamento dei Guardiani della Notte era ormai diventato fin troppo chiaro, anche se la scena dell'accoltellamento di Jon funziona ed è, senza ombra di dubbio, la miglior ultima scena di un finale di stagione per "Game of Thrones". Nonostante la ormai consueta abitudine dello show di uccidere i personaggi più amati, risulta difficile credere che Martin abbia deciso, anche nei libri, di eliminare quello che è, a tutti gli effetti, il protagonista della storia insieme a Daenerys: la speranza è che l'arrivo di Melisandre al Castello Nero possa portare ad un qualche tipo di magia per salvarlo, anche perchè lo show, in questo momento, non può assolutamente fare a meno di Jon Snow, a differenza di quanto capitato negli anni passati con alcune morte eccellenti (su tutte quelle di Ned e di Robb).
Restano inoltre troppe situazioni lasciate in sospeso collegate a Jon, su tutte la possibilità di scoprire l'identità di sua madre, e la sensazione è che sarà proprio il bastardo di casa Stark a guidare l'armata degli uomini contro i White Walkers.
A proposito di potenziali leader, una delle più grandi delusioni della stagione è stata lo sviluppo del personaggio di Stannis, l'unico (insieme al già citato Jon) ad avere un minimo di profondità nei primi episodi, conditi da una toccante scena con Shireen, per poi farlo crollare nelle ultime settimane, con la decisione di sacrificare sua figlia e facendogli perdere, poco prima della battaglia per conquistare Winterfell, sia la moglie che Melisandre (resta difficile capire il motivo della fuga della sacerdotessa, se non per motivi di sceneggiatura e per la necessità di farla tornare alla Barriera per Jon).
A conclusione di un cammino in cui un uomo duro ma con dei forti principi si trasforma in un folle assetato di potere, arriva la sconfitta a Winterfell e l'incontro con Brienne: arrivati a questo punto viene da chiedersi in quanti, con tutte le morti e gli avvenimenti dolorosi avvenuti nella serie, siano ancora interessati al desiderio di vendetta per la morte di Renly, un personaggio marginale e che poco aveva aggiunto alla storia nelle prime due stagioni. Resta il fatto che gli autori hanno deciso di concedere a Brienne la possibilità di vendicarsi, decidendo però di tagliare al momento del colpo mortale nei confronti di Stannis: una cosa voluta per lasciare il dubbio sul suo destino, o l'ennesima prova del loro poco interesse nei confronti del personaggio, decidendo di farlo morire off screen?
La storyline che ha avuto più impatto mediatico è stata sicuramente quella di Sansa, un personaggio che nei primi episodi aveva mostrato importanti segni di crescita, grazie anche alla vicinanza di Ditocorto, per poi decidere, nel giro di un solo episodio, di farla tornare al punto di partenza, con lo stupro durante la prima notte di nozze perpetrato da Ramsay, con Theon/Reek costretto ad osservare.
Per quanto mi riguarda, questa è stata una delle tante scene mal riuscite di questa stagione, in questo caso soprattutto per colpa del personaggio di Ramsay, una macchietta che per dimostrare il suo essere pazzo e sadico si limita a fare delle espressioni buffe: la colpa principale risiede in fase di sceneggiatura, ma anche Iwan Rheon (ottimo in "Misfits") non è ancora riuscito a dare un contributo importante.
D'altro canto, è da lodare il lavoro di Alfie Allen, che soprattutto durante la scena incriminata regala una performance straziante, riuscendo a risollevare quasi tutte le scene ambientate a Winterfell.
Come nel caso di Stannis, "Mother's Mercy" ci lascia con il dubbio per quanto riguarda Sansa e Theon/Reek, che dopo l'uccisione di Myranda sono riusciti a fuggire dal castello, gettandosi però da un'altezza considerevole.
Rimanendo tra gli Stark, le avventure di Arya a Braavos non hanno avuto l'impatto che ci si poteva aspettare, con molte scene fin troppo lunghe e con pochi momenti da ricordare, nonostante il ritorno di Jaqen H'ghar: gli avvenimenti del season finale, con la violenta morte di Meryn Trant (personaggio odiato e negativo, ma reso anche pedofilo giusto per ricordarci della sua cattiveria) per mano di Arya e, soprattutto, la conseguente punizione per aver disobbedito agli ordini, con la giovane Stark resa cieca dal Dio dai Mille Volti, lasciano dubbi per il proseguimento della storyline, che quest'anno è sembrata l'unica ad essere completamente distaccata dal resto della storia.
Passando alle vicende di King's Landing, l'assenza di personaggi carismatici come Tyrion, Tywin, Jaime e Joffrey si è fatta sentire, lasciando tutto in mano a Cersei e all'unico ingresso nel cast realmente interessante, l'Alto Passero, interpretato da un ottimo Jonathan Pryce.
Il problema principale di questa storyline è però lo scarso background dato al gruppo religioso comandato da quest'ultimo che, nel giro di poche puntate, conquistano un potere fin troppo esagerato, arrestando prima Loras e Margaery, e poi la stessa Cersei, impedendo anche a Re Tommen di poter avere parola in merito. A questo proposito, il finale riservato a questa storyline diventa ovvio già dopo poche puntate, ma nonostante ciò, la scena della punizione riservata a Cersei colpisce profondamente, nonostante un'eccessiva lunghezza, alcune reazioni evitabili delle comparse e un uso, in alcuni frangenti, non proprio ottimo della CGI; va dato il giusto riconoscimento anche alla forte performance di Lena Headey, soprattutto negli ultimi momenti della camminata e l'ingresso a corte, facendoci scoprire anche il destino della Montagna, che dopo gli esperimenti di Qyburn è pronto a servire, e a vendicare, i torti subiti dalla Regina Madre.
Il vero punto debole di questa stagione è stata sicuramente la storyline di Dorne, la cosa peggiore mai vista in cinque stagioni dello show, soprattutto per colpa delle Sand Snakes, tre personaggi scritti male e recitati peggio, e più in generale per l'intera realizzazione delle scene ambientate nel luogo d'origine del compianto Oberyn, tra combattimenti coreografati male e scelte di sceneggiatura discutibili. Il rimpianto è aver sprecato due personaggi come Jaime e Bronn in un arco narrativo del genere che, dopo la morte di Myrcella, resta purtroppo ancora in sospeso.
Le altre due storyline viste in questa stagione sono quelle di Daenerys e Tyrion, con quest'ultimo che ha passato buona parte degli episodi in viaggio, prima con Varys e poi con Jorah, mentre la Regina dei Draghi ha avuto a che fare con i Figli delle Arpie, l'ennesimo gruppo presentato male e per nulla approfondito, che sono riusciti ad eliminare ser Barristan, a far sembrare gli Immacolati dei principianti, e che per lo meno hanno ridotto all'osso le scene tra Verme Grigio e Missandei.
L'incontro tra due dei protagonisti più amati della serie, evento atteso anche dai fan dei libri, non è stato però all'altezza delle aspettative, e con Daenerys che, a tratti, mostra i primi segni di instabilità ereditati dal padre.
Gli ultimi due episodi, con il primo volo con Drogon (scena potenzialmente ad altissimo impatto, purtroppo preceduta da l'ennesimo attacco dei Figli delle Arpie coreografato e sceneggiato malamente) e l'arrivo di quello che sembra essere un Khalasar, potrebbero portare a nuovi ed interessanti sviluppi per la storia della Regina dei Draghi, ormai bloccata da troppo tempo nelle stesse problematiche.
In definitiva, la quinta stagione di "Game of Thrones" ha avuto diversi problemi, la maggior parte di questi riconducibili a scelte di sceneggiatura discutibili (l'assurda decisione di congelare per un anno la storyline di Bran, dando spazio a personaggi come le Sand Snakes, o dando troppo minutaggio al rapporto tra Sam e Gilly), compensati però dalla (quasi) sempre ottima messa in scena, dalle fantastiche scenografie e dall'ottavo episodio, "Hardhome", uno dei migliori dell'intera serie.
La vasta mitologia dello show e le ampie possibilità di sviluppo delle varie storyline fanno ben sperare per il proseguimento, con l'augurio che Martin riesca a finire al più presto i libri, potendo così intervenire anche nella realizzazione della serie.
Voto stagione: 7.5
Etichette:
Commento,
Game of Thrones,
HBO,
Serie Tv
giovedì 11 giugno 2015
Serie TV: Sense8, La Prima Stagione
Dopo un periodo di inattività, torno a scrivere sul blog per parlare della nuova serie targata Netflix, "Sense8", show creato dai fratelli Wachowski, Andy e Lana, con l'aiuto di J. Michael Straczynski, creatore di "Babylon 5".
Il coinvolgimento dei famosi registi di "Matrix" ha portato grande interesse verso la serie, tra lo scetticismo dopo le ultime, non brillanti opere cinematografiche del duo e la curiosità nel vederli all'opera nel mondo della serialità televisiva.
Ma che cos'è "Sense8"? Lo show, composto da 12 episodi, segue otto personaggi provenienti da diversi luoghi nel mondo che, improvvisamente, si ritrovano collegati, trovandosi a condividere esperienze, gioie e dolori, con però la minaccia di un'organizzazione, con a capo il misterioso Whispers, che gli da la caccia. Gli otto protagonisti sono Will, Nomi, Sun, Wolfgang, Lito, Riley, Capheus e Kala.
Le prime quattro puntate di "Sense8" mi hanno lasciato alquanto basito: trovate fantastiche miste a bruschi cali di stile, scene girate meravigliosamente seguite a ruota dal trash più becero, con alcune prove attoriali terribili e comportamenti talmente esagerati da risultare poco credibili, senza contare la quasi totale assenza di quella che poteva sembrare dover essere la trama principale, cioè la caccia agli otto, e la scelta di far parlare tutti i personaggi in inglese, decisione che lascia inizialmente interdetti e che viene in seguito spiegata, lasciando comunque più di un dubbio.
Dal quinto episodio, però, la serie riesce a far capire quali sono le sue intenzioni: raccontare otto storie, mostrarci le vite di questi otto personaggi diversissimi tra loro, con in aggiunta le prime interazioni tra loro, il vero punto di forza della serie. Da questo momento in poi, infatti, la serie è un crescendo continuo, tra scene d'azione mozzafiato, combattimenti coreografati alla perfezione, diverse storie d'amore e, appunto, le prime collaborazioni tra gli otto, che nei momenti di difficoltà si aiutano a vicenda, dando vita a momenti emozionanti e spettacolari, tra la fuga di Nomi dall'ospedale, l'incursione per salvare Riley, i diversi interventi di Sun e la condivisione di "What's Up" dei 4 Non Blondes (impossibile non trovarsi a canticchiarla nei giorni successivi).
Tra gli otto protagonisti spiccano in particolar modo Nomi (interpretata da una bravissima Jamie Clayton), la prima persona del gruppo minacciata dall'organizzazione comandata da Whispers, e Will (che ha il volto di Brian J. Smith), il più attivo nel cercare di salvare i suoi compagni e protagonista di una bella storia d'amore con Riley, ragazza islandese con un passato doloroso.
L'unico, vero difetto presente nel corso di tutta la stagione è la scarsa caratterizzazione, dovuta anche a delle storyline più deboli, di Kala e Wolfgang, protagonisti di una storia d'amore che li ha troppo allontanati dalle dinamiche generali del gruppo.
Promossi pienamente gli altri quattro componenti, con in aggiunta alcune figure secondarie come Amanita, la ragazza di Nomi, ed Hernando, che aiutano a dare spessore ai protagonisti.
Resta ancora poco chiara la trama collegata all'organizzazione, con il villain, Whispers, che nonostante le brevi apparizioni, riesce ad inquietare e ad imporsi, e con Jonas, interpretato da Naveen Andrews, che funge da guida a Will ed agli altri componenti del gruppo.
In definitiva, "Sense8" è un prodotto molto interessante e l'ennesima scommessa vinta da Netflix, nonostante alcuni difetti e cadute di stile. La speranza è quella di ottenere un rinnovo, perchè sembra chiaro che questa prima stagione abbia messo solo le basi per quella che potrebbe diventare una grandissima serie.
Voto stagione: 8.5
Il coinvolgimento dei famosi registi di "Matrix" ha portato grande interesse verso la serie, tra lo scetticismo dopo le ultime, non brillanti opere cinematografiche del duo e la curiosità nel vederli all'opera nel mondo della serialità televisiva.
Ma che cos'è "Sense8"? Lo show, composto da 12 episodi, segue otto personaggi provenienti da diversi luoghi nel mondo che, improvvisamente, si ritrovano collegati, trovandosi a condividere esperienze, gioie e dolori, con però la minaccia di un'organizzazione, con a capo il misterioso Whispers, che gli da la caccia. Gli otto protagonisti sono Will, Nomi, Sun, Wolfgang, Lito, Riley, Capheus e Kala.
Le prime quattro puntate di "Sense8" mi hanno lasciato alquanto basito: trovate fantastiche miste a bruschi cali di stile, scene girate meravigliosamente seguite a ruota dal trash più becero, con alcune prove attoriali terribili e comportamenti talmente esagerati da risultare poco credibili, senza contare la quasi totale assenza di quella che poteva sembrare dover essere la trama principale, cioè la caccia agli otto, e la scelta di far parlare tutti i personaggi in inglese, decisione che lascia inizialmente interdetti e che viene in seguito spiegata, lasciando comunque più di un dubbio.
Dal quinto episodio, però, la serie riesce a far capire quali sono le sue intenzioni: raccontare otto storie, mostrarci le vite di questi otto personaggi diversissimi tra loro, con in aggiunta le prime interazioni tra loro, il vero punto di forza della serie. Da questo momento in poi, infatti, la serie è un crescendo continuo, tra scene d'azione mozzafiato, combattimenti coreografati alla perfezione, diverse storie d'amore e, appunto, le prime collaborazioni tra gli otto, che nei momenti di difficoltà si aiutano a vicenda, dando vita a momenti emozionanti e spettacolari, tra la fuga di Nomi dall'ospedale, l'incursione per salvare Riley, i diversi interventi di Sun e la condivisione di "What's Up" dei 4 Non Blondes (impossibile non trovarsi a canticchiarla nei giorni successivi).
Tra gli otto protagonisti spiccano in particolar modo Nomi (interpretata da una bravissima Jamie Clayton), la prima persona del gruppo minacciata dall'organizzazione comandata da Whispers, e Will (che ha il volto di Brian J. Smith), il più attivo nel cercare di salvare i suoi compagni e protagonista di una bella storia d'amore con Riley, ragazza islandese con un passato doloroso.
L'unico, vero difetto presente nel corso di tutta la stagione è la scarsa caratterizzazione, dovuta anche a delle storyline più deboli, di Kala e Wolfgang, protagonisti di una storia d'amore che li ha troppo allontanati dalle dinamiche generali del gruppo.
Promossi pienamente gli altri quattro componenti, con in aggiunta alcune figure secondarie come Amanita, la ragazza di Nomi, ed Hernando, che aiutano a dare spessore ai protagonisti.
Resta ancora poco chiara la trama collegata all'organizzazione, con il villain, Whispers, che nonostante le brevi apparizioni, riesce ad inquietare e ad imporsi, e con Jonas, interpretato da Naveen Andrews, che funge da guida a Will ed agli altri componenti del gruppo.
In definitiva, "Sense8" è un prodotto molto interessante e l'ennesima scommessa vinta da Netflix, nonostante alcuni difetti e cadute di stile. La speranza è quella di ottenere un rinnovo, perchè sembra chiaro che questa prima stagione abbia messo solo le basi per quella che potrebbe diventare una grandissima serie.
Voto stagione: 8.5
Iscriviti a:
Post (Atom)









































