martedì 7 luglio 2015

Best of 2014 / 2015 - Migliori Attori Non Protagonisti

Dopo aver visto quali sono state le migliori performance tra le attrici non protagoniste, è ora il turno dei migliori attori non protagonisti. Qui la classifica dello scorso anno.


MIGLIORI ATTORI NON PROTAGONISTI


5. Andre Braugher, Captain Raymond Holt in "Brooklyn Nine-Nine"
Già nella prima stagione, Andre Braugher aveva mostrato un'innata predisposizione per la commedia, e nel secondo anno si è confermato, riuscendo a regalare momenti esilaranti ed inaspettati (Halloween!), mantenendo sempre la sua espressione glaciale, e riuscendo a commuovere nell'ultimo episodio.



4. Vincent D'Onofrio, Wilson Fisk in "Daredevil"
Il merito del grande successo di "Daredevil", serie rivelazione dell'anno, va anche attribuito alla ottima interpretazione di Vincent D'Onofrio, un villain atipico, molto pacato e restio a mostrarsi in pubblico, ma capace anche di terribili atti di violenza figli di un'infanzia al dir poco complicata. Gli incontri tra il suo personaggio e l'eroe della serie restano tra i momenti migliori di questa annata televisiva.



3. Rory Kinnear, John Clare in "Penny Dreadful"
Dopo un inizio da villain e i primi tentativi di umanizzarsi, questa stagione sembrava promettere dei momenti di felicità per la Creatura, che ha però dovuto fare i conti, ancora una volta, con il suo aspetto. Un'interpretazione toccante e di altissimo livello di Rory Kinnear che, grazie anche all'ottima scrittura degli autori, è riuscito a farci empatizzare con John Clare, e anche a tifare per lui negli ultimi episodi della stagione.



2. Theo Rossi, Juice e Jimmy Smits, Nero Padilla in "Sons of Anarchy"
Come scritto ieri per Katey Sagal, l'ultima stagione di "Sons of Anarchy" ha regalato delle performance fantastiche, ed in questo caso era impossibile scegliere tra due delle interpretazioni più intense dell'anno: da una parte Theo Rossi, che ha dato vita ad un personaggio stanco di mentire e di nascondersi, con l'apice dell'incontro con Jax e la rivelazione che tutti aspettavano, e dall'altra Jimmy Smits, interprete di uno dei pochi personaggi realmente positivi dello show, ed anche lui protagonista di una scena fantastica nell'episodio capolavoro "Suits of Woe", in cui solo con le espressioni è riuscito a mostrare il dolore provato dal personaggio.



1. Jonathan Banks, Mike Ehrmantraut in "Better Call Saul"
Il vero punto di forza della positiva prima stagione dello spin-off di "Breaking Bad" sono state le interpretazioni dei due attori provenienti dalla serie madre: Jonathan Banks ha continuato l'ottimo lavoro fatto sul personaggio di Mike, riuscendo a superarsi nell'episodio dedicato al passato dell'ex poliziotto, grazie ad un'interpretazione toccante ed intensa.



lunedì 6 luglio 2015

Best of 2014 / 2015 - Migliori Attrici Non Protagoniste

La stagione televisiva è giunta al termine e, come un anno fa, in concomitanza con i primi premi e le imminenti nomination per gli Emmy, ho deciso di stilare alcune classifiche, elencando le performance attoriali e le serie che ho preferito nel lasso di tempo che va dal 1 luglio 2014 ad oggi (escludendo le stagioni iniziate da poco, come Hannibal e True Detective, o non ancora terminate).
Oggi è il turno delle migliori attrici non protagoniste (qui i primi cinque posti dell'anno passato).


MIGLIORI ATTRICI NON PROTAGONISTE


5. Ann Dowd, Patti Levin in "The Leftovers"
Passare più di metà stagione senza poter proferir parola, utilizzando solo la gestualità e le espressioni del viso, per poi regalarci uno dei momenti più intensi visti durante la stagione televisiva, con il faccia a faccia tra Patti e Kevin. Un'interpretazione magistrale da parte di Ann Dowd.



4. Billie Piper, Lily in "Penny Dreadful"
Dopo gli eventi della scorsa stagione, il personaggio interpretato dalla Rose di "Doctor Who" ha subito numerosi cambiamenti, avendo perso tutti i suoi ricordi della vita passata e, per fortuna, anche il fastidioso accento. La vera sorpresa è però arrivata nel corso della stagione, con un monologo da brividi in cui Lily sembra non essere così innocente come appare, e in cui Billie Piper sfoggia tutta la sua bravura, riuscendo ad incutere timore e aprendo la strada per un suo possibile ruolo da villain  nella prossima stagione.



3. Katey Sagal, Gemma Teller in "Sons of Anarchy"
Nonostante un'ultima stagione altalenante, la serie creata da Kurt Sutter è riuscita a lasciare il pubblico nel miglior modo possibile, merito anche delle straordinarie performance del cast: è giusto quindi citare Katey Sagal, da sempre il cuore dello show, e come al solito bravissima nel mostrarci i pensieri, i dubbi, i rimorsi e le convinzioni di Gemma.



2. Uzo Aduba, Suzanne "Crazy Eyes" Warren in "Orange is the New Black"
La rivelazione della prima stagione, la conferma delle sue incredibili capacità nella seconda, e infine la consacrazione in questo terzo anno: Uzo Aduba colpisce per il suo incredibile talento sia nelle scene più drammatiche (come ampiamente dimostrato un anno fa) sia per i suoi fantastici tempi comici (il ripetuto "The Moon" e tutta la storyline del suo manoscritto). Tra le tante, ottime interpretazioni del cast, da segnalare in particolare quelle di Lea DeLaria, fantastica nella puntata dedicata al passato di Big Boo, e soprattutto Adrienne C. Moore, che oltre ad una grande capacità comica, ha sorpreso nel suo sentito discorso in cui spiega il motivo della sua volontà di convertirsi, una scena da applausi.



1. Carrie Coon, Nora Durst in "The Leftovers"
Il miglior personaggio della serie di Damon Lindelof ed una performance straordinaria da parte di Carrie Coon, che ha dato vita ad un personaggio complicato, tra il dolore per la perdita dell'intera famiglia, la voglia di ricominciare e la presenza fissa dei fantasmi del passato, che non le danno la possibilità di andare avanti. La speranza è che una così grande interpretazione possa venir riconosciuta con un meritatissimo Emmy.


lunedì 15 giugno 2015

Serie TV: Game of Thrones, La Quinta Stagione

Dopo la messa in onda di "Mother's Mercy", ultimo episodio della quinta stagione di "Game of Thrones", è arrivato il momento di tirare le somme di queste dieci nuove puntate della serie.

Partendo dal presupposto che il livello dello show rimarrà sempre quanto meno buono (a livello di scenografie e comparto tecnico resta una delle serie migliori attualmente in onda), questa stagione è stata senza dubbio la peggiore, per via di alcune storyline prive di mordente e, più in generale, per una sceneggiatura spesso piena di buchi o di scelte discutibili. Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono stati i pregi e i difetti di questa quinta stagione.




L'unica storyline che, a conti fatti, ha avuto un certo peso quest'anno è stata quella di Jon e dei Guardiani della Notte, con la nomina del primo a Lord Comandante, la morte di Maestro Aemon e la battaglia di Hardome che, insieme all'attacco dei bruti di "Watchers on the Wall", è diventata il picco più alto raggiunto dalla serie in termine di regia e uso della CGI: in questo senso, l'Emmy per Miguel Sapochnik, regista dell'episodio, sembra essere già prenotato.
La scelta di mostrarci finalmente in azione i White Walkers è stata di fortissimo impatto, riuscendo anche a creare un considerevole hype per quella che, per forza di cose, sarà una delle battaglie finali dello show.
Purtroppo, anche in questo arco narrativo ci sono alcuni elementi poco riusciti, come ad esempio il largo minutaggio dato alla storia tra Sam e Gilly, e l'eccessiva importanza conferita ad Olly, che in un certo qual modo toglie anche un pò l'effetto sorpresa sul cliffhanger dell'ultimo episodio: l'ammutinamento dei Guardiani della Notte era ormai diventato fin troppo chiaro, anche se la scena dell'accoltellamento di Jon funziona ed è, senza ombra di dubbio, la miglior ultima scena di un finale di stagione per "Game of Thrones". Nonostante la ormai consueta abitudine dello show di uccidere i personaggi più amati, risulta difficile credere che Martin abbia deciso, anche nei libri, di eliminare quello che è, a tutti gli effetti, il protagonista della storia insieme a Daenerys: la speranza è che l'arrivo di Melisandre al Castello Nero possa portare ad un qualche tipo di magia per salvarlo, anche perchè lo show, in questo momento, non può assolutamente fare a meno di Jon Snow, a differenza di quanto capitato negli anni passati con alcune morte eccellenti (su tutte quelle di Ned e di Robb).
Restano inoltre troppe situazioni lasciate in sospeso collegate a Jon, su tutte la possibilità di scoprire l'identità di sua madre, e la sensazione è che sarà proprio il bastardo di casa Stark a guidare l'armata degli uomini contro i White Walkers.




A proposito di potenziali leader, una delle più grandi delusioni della stagione è stata lo sviluppo del personaggio di Stannis, l'unico (insieme al già citato Jon) ad avere un minimo di profondità nei primi episodi, conditi da una toccante scena con Shireen, per poi farlo crollare nelle ultime settimane, con la decisione di sacrificare sua figlia e facendogli perdere, poco prima della battaglia per conquistare Winterfell, sia la moglie che Melisandre (resta difficile capire il motivo della fuga della sacerdotessa, se non per motivi di sceneggiatura e per la necessità di farla tornare alla Barriera per Jon).
A conclusione di un cammino in cui un uomo duro ma con dei forti principi si trasforma in un folle assetato di potere, arriva la sconfitta a Winterfell e l'incontro con Brienne: arrivati a questo punto viene da chiedersi in quanti, con tutte le morti e gli avvenimenti dolorosi avvenuti nella serie, siano ancora interessati al desiderio di vendetta per la morte di Renly, un personaggio marginale e che poco aveva aggiunto alla storia nelle prime due stagioni. Resta il fatto che gli autori hanno deciso di concedere a Brienne la possibilità di vendicarsi, decidendo però di tagliare al momento del colpo mortale nei confronti di Stannis: una cosa voluta per lasciare il dubbio sul suo destino, o l'ennesima prova del loro poco interesse nei confronti del personaggio, decidendo di farlo morire off screen?




La storyline che ha avuto più impatto mediatico è stata sicuramente quella di Sansa, un personaggio che nei primi episodi aveva mostrato importanti segni di crescita, grazie anche alla vicinanza di Ditocorto, per poi decidere, nel giro di un solo episodio, di farla tornare al punto di partenza, con lo stupro durante la prima notte di nozze perpetrato da Ramsay, con Theon/Reek costretto ad osservare.
Per quanto mi riguarda, questa è stata una delle tante scene mal riuscite di questa stagione, in questo caso soprattutto per colpa del personaggio di Ramsay, una macchietta che per dimostrare il suo essere pazzo e sadico si limita a fare delle espressioni buffe: la colpa principale risiede in fase di sceneggiatura, ma anche Iwan Rheon (ottimo in "Misfits") non è ancora riuscito a dare un contributo importante.
D'altro canto, è da lodare il lavoro di Alfie Allen, che soprattutto durante la scena incriminata regala una performance straziante, riuscendo a risollevare quasi tutte le scene ambientate a Winterfell.
Come nel caso di Stannis, "Mother's Mercy" ci lascia con il dubbio per quanto riguarda Sansa e Theon/Reek, che dopo l'uccisione di Myranda sono riusciti a fuggire dal castello, gettandosi però da un'altezza considerevole.




Rimanendo tra gli Stark, le avventure di Arya a Braavos non hanno avuto l'impatto che ci si poteva aspettare, con molte scene fin troppo lunghe e con pochi momenti da ricordare, nonostante il ritorno di Jaqen H'ghar: gli avvenimenti del season finale, con la violenta morte di  Meryn Trant (personaggio odiato e negativo, ma reso anche pedofilo giusto per ricordarci della sua cattiveria) per mano di Arya e, soprattutto, la conseguente punizione per aver disobbedito agli ordini, con la giovane Stark resa cieca dal Dio dai Mille Volti, lasciano dubbi per il proseguimento della storyline, che quest'anno è sembrata l'unica ad essere completamente distaccata dal resto della storia.




Passando alle vicende di King's Landing, l'assenza di personaggi carismatici come Tyrion, Tywin, Jaime e Joffrey si è fatta sentire, lasciando tutto in mano a Cersei e all'unico ingresso nel cast realmente interessante, l'Alto Passero, interpretato da un ottimo Jonathan Pryce.
Il problema principale di questa storyline è però lo scarso background dato al gruppo religioso comandato da quest'ultimo che, nel giro di poche puntate, conquistano un potere fin troppo esagerato, arrestando prima Loras e Margaery, e poi la stessa Cersei, impedendo anche a Re Tommen di poter avere parola in merito. A questo proposito, il finale riservato a questa storyline diventa ovvio già dopo poche puntate, ma nonostante ciò, la scena della punizione riservata a Cersei colpisce profondamente, nonostante un'eccessiva lunghezza, alcune reazioni evitabili delle comparse e un uso, in alcuni frangenti, non proprio ottimo della CGI; va dato il giusto riconoscimento anche alla forte performance di Lena Headey, soprattutto negli ultimi momenti della camminata e l'ingresso a corte, facendoci scoprire anche il destino della Montagna, che dopo gli esperimenti di Qyburn è pronto a servire, e a vendicare, i torti subiti dalla Regina Madre.




Il vero punto debole di questa stagione è stata sicuramente la storyline di Dorne, la cosa peggiore mai vista in cinque stagioni dello show, soprattutto per colpa delle Sand Snakes, tre personaggi scritti male e recitati peggio, e più in generale per l'intera realizzazione delle scene ambientate nel luogo d'origine del compianto Oberyn, tra combattimenti coreografati male e scelte di sceneggiatura discutibili. Il rimpianto è aver sprecato due personaggi come Jaime e Bronn in un arco narrativo del genere che, dopo la morte di Myrcella, resta purtroppo ancora in sospeso.




Le altre due storyline viste in questa stagione sono quelle di Daenerys e Tyrion, con quest'ultimo che ha passato buona parte degli episodi in viaggio, prima con Varys e poi con Jorah, mentre la Regina dei Draghi ha avuto a che fare con i Figli delle Arpie, l'ennesimo gruppo presentato male e per nulla approfondito, che sono riusciti ad eliminare ser Barristan, a far sembrare gli Immacolati dei principianti, e che per lo meno hanno ridotto all'osso le scene tra Verme Grigio e Missandei.
L'incontro tra due dei protagonisti più amati della serie, evento atteso anche dai fan dei libri, non è stato però all'altezza delle aspettative, e con Daenerys che, a tratti, mostra i primi segni di instabilità ereditati dal padre.
Gli ultimi due episodi, con il primo volo con Drogon (scena potenzialmente ad altissimo impatto, purtroppo preceduta da l'ennesimo attacco dei Figli delle Arpie coreografato e sceneggiato malamente) e l'arrivo di quello che sembra essere un Khalasar, potrebbero portare a nuovi ed interessanti sviluppi per la storia della Regina dei Draghi, ormai bloccata da troppo tempo nelle stesse problematiche.




In definitiva, la quinta stagione di "Game of Thrones" ha avuto diversi problemi, la maggior parte di questi riconducibili a scelte di sceneggiatura discutibili (l'assurda decisione di congelare per un anno la storyline di Bran, dando spazio a personaggi come le Sand Snakes, o dando troppo minutaggio al rapporto tra Sam e Gilly), compensati però dalla (quasi) sempre ottima messa in scena, dalle fantastiche scenografie e dall'ottavo episodio, "Hardhome", uno dei migliori dell'intera serie.
La vasta mitologia dello show e le ampie possibilità di sviluppo delle varie storyline fanno ben sperare per il proseguimento, con l'augurio che Martin riesca a finire al più presto i libri, potendo così intervenire anche nella realizzazione della serie.


Voto stagione: 7.5

giovedì 11 giugno 2015

Serie TV: Sense8, La Prima Stagione

Dopo un periodo di inattività, torno a scrivere sul blog per parlare della nuova serie targata Netflix, "Sense8", show creato dai fratelli Wachowski, Andy e Lana, con l'aiuto di J. Michael Straczynski, creatore di "Babylon 5".
Il coinvolgimento dei famosi registi di "Matrix" ha portato grande interesse verso la serie, tra lo scetticismo dopo le ultime, non brillanti opere cinematografiche del duo e la curiosità nel vederli all'opera nel mondo della serialità televisiva.
Ma che cos'è "Sense8"? Lo show, composto da 12 episodi, segue otto personaggi provenienti da diversi luoghi nel mondo che, improvvisamente, si ritrovano collegati, trovandosi a condividere esperienze, gioie e dolori, con però la minaccia di un'organizzazione, con a capo il misterioso Whispers, che gli da la caccia. Gli otto protagonisti sono Will, Nomi, Sun, Wolfgang, Lito, Riley, Capheus e Kala.




Le prime quattro puntate di "Sense8" mi hanno lasciato alquanto basito: trovate fantastiche miste a bruschi cali di stile, scene girate meravigliosamente seguite a ruota dal trash più becero, con alcune prove attoriali terribili e comportamenti talmente esagerati da risultare poco credibili, senza contare la quasi totale assenza di quella che poteva sembrare dover essere la trama principale, cioè la caccia agli otto, e la scelta di far parlare tutti i personaggi in inglese, decisione che lascia inizialmente interdetti e che viene in seguito spiegata, lasciando comunque più di un dubbio.
Dal quinto episodio, però, la serie riesce a far capire quali sono le sue intenzioni: raccontare otto storie, mostrarci le vite di questi otto personaggi diversissimi tra loro, con in aggiunta le prime interazioni tra loro, il vero punto di forza della serie. Da questo momento in poi, infatti, la serie è un crescendo continuo, tra scene d'azione mozzafiato, combattimenti coreografati alla perfezione, diverse storie d'amore e, appunto, le prime collaborazioni tra gli otto, che nei momenti di difficoltà si aiutano a vicenda, dando vita a momenti emozionanti e spettacolari, tra la fuga di Nomi dall'ospedale, l'incursione per salvare Riley, i diversi interventi di Sun e la condivisione di "What's Up" dei 4 Non Blondes (impossibile non trovarsi a canticchiarla nei giorni successivi).




Tra gli otto protagonisti spiccano in particolar modo Nomi (interpretata da una bravissima Jamie Clayton), la prima persona del gruppo minacciata dall'organizzazione comandata da Whispers, e Will (che ha il volto di Brian J. Smith), il più attivo nel cercare di salvare i suoi compagni e protagonista di una bella storia d'amore con Riley, ragazza islandese con un passato doloroso.
L'unico, vero difetto presente nel corso di tutta la stagione è la scarsa caratterizzazione, dovuta anche a delle storyline più deboli, di Kala e Wolfgang, protagonisti di una storia d'amore che li ha troppo allontanati dalle dinamiche generali del gruppo.




Promossi pienamente gli altri quattro componenti, con in aggiunta alcune figure secondarie come Amanita, la ragazza di Nomi, ed Hernando, che aiutano a dare spessore ai protagonisti.
Resta ancora poco chiara la trama collegata all'organizzazione, con il villain, Whispers, che nonostante le brevi apparizioni, riesce ad inquietare e ad imporsi, e con Jonas, interpretato da Naveen Andrews, che funge da guida a Will ed agli altri componenti del gruppo.




In definitiva, "Sense8" è un prodotto molto interessante e l'ennesima scommessa vinta da Netflix, nonostante alcuni difetti e cadute di stile. La speranza è quella di ottenere un rinnovo, perchè sembra chiaro che questa prima stagione abbia messo solo le basi per quella che potrebbe diventare una grandissima serie.


Voto stagione: 8.5

martedì 10 febbraio 2015

Serie TV: Better Call Saul 1x01 - Uno / 1x02 - Mijo

Dopo trailer, news e supposizioni, è finalmente arrivato il momento del debutto della nuova serie più attesa del 2015, "Better Call Saul".




Il nuovo show targato AMC parte con il vantaggio di avere alle spalle un mostro sacro come "Breaking Bad", cosa che però carica di aspettative e di dubbi, tra le perplessità sulla bontà del progetto e gli inevitabili confronti con la serie madre.
I primi due episodi di "Better Call Saul", "Uno" e "Mijo", confermano già da subito che la qualità dello show è fuori discussione: la presenza in fase di sceneggiatura e dietro alla macchina da presa di Peter Gould, Vince Gilligan e Michelle MacLaren, si fa sentire, con quelle inquadrature, quei silenzi prolungati, quella fotografia, quella tensione e quei momenti leggeri tipici di "Breaking Bad", e che hanno aiutato a rendere grande la serie. Altro punto a favore è Bob Odenkirk, che ritorna nei panni di Saul Goodman (o Jimmy McGill), e che ci regala una fantastica interpretazione, proseguendo nell'ottimo lavoro svolto nella serie madre, riuscendo a convincere sia nelle scene più leggere che in quelle più drammatiche.




Passando alla trama dei due episodi, è per ora difficile da inquadrare la storyline riguardante Chuck, interpretato da Michael McKean, che passa la vita da recluso, con il terrore dei cellulari e dell'elettricità. Il caso legale collegato al personaggio, presentato a grandi linee nel pilot, ricorda per certi versi la storia di Walter White e dalla sua separazione dalla Gray Matter, anche se in questo caso Chuck non sembra ancora aver deciso di abbandonare la nave, e con i suoi colleghi pronti a riaccoglierlo. La poca chiarezza nell'introduzione della vicenda è l'unico problema di questi primi due episodi, andando a rallentare il buon ritmo della narrazione e creando un pò di confusione: chiaramente, però, ci sarà tempo e modo di correggere il tiro e chiarire la situazione.




La vita da avvocato di Jimmy, tra casi persi in partenza, pagamenti non adeguati e i divertenti, anche se un pò ripetitivi, siparietti con Mike in versione casellante, alleggeriscono l'atmosfera, riuscendo a strappare qualche risata, puntando sulla caratteristica che ha reso così popolare il personaggio di Saul.
Il vero highlight di queste prime due puntate è però la comparsa di un altro personaggio visto in "Breaking Bad", che fa il suo ingresso negli ultimi secondi del pilot per poi fare da mattatore nel secondo episodio: l'aggiunta di Tuco da infatti un altro ritmo allo show, mettendo in pericolo Jimmy e dando così la possibilità al personaggio di fare uso della sua parlantina, riuscendo a salvarsi e ad evitare la morte dei suoi due complici, due fratelli convinti dall'avvocato a truffare una sua potenziale cliente, salvo poi per finire nelle grinfie dello spacciatore. La presenza scenica di Raymond Cruz aiuta nella buona riuscita della storyline che, dopo il finale della seconda puntata, sembra non essere ancora conclusa, grazie a Nacho, braccio destro di Tuco, aprendo un'interessante possibilità per il proseguimento della stagione.




Il convincente debutto di "Better Call Saul" ci regala anche un breve ed interessante sguardo al futuro del personaggio, con una fantastica scena in bianco e nero in apertura del pilot che ci mostra il Saul post "Breaking Bad", impiegato presso una pasticceria in un centro commerciale, ancora impaurito dalle minacce lasciate in sospeso ad Albuquerque: un personaggio spaventato e triste, che guarda con malinconia ai suoi vecchi spot pubblicitari.




"Better Call Saul" riesce quindi a partire col piede giusto: la scelta di citare "Breaking Bad" nei primi episodi funziona, nella speranza di riuscire, col passare delle puntate, a prendere una propria strada.


Voto 1x01: 8 +
Voto 1x02: 9

lunedì 9 febbraio 2015

Serie TV: The Walking Dead 5x09 - What Happened and What's Going On

Dopo la deludente prima metà di stagione, torna "The Walking Dead".

"What Happened and What's Going On" è, purtroppo, l'ennesima conferma del declino dello show, anche se, a differenza delle ultime, insalvabili puntate del 2014, l'idea alla base di questo episodio è potenzialmente interessante, mostrandoci gli ultimi istanti di vita di uno dei sopravvissuti, tra allucinazioni e ricordi.
Il vero problema però è che la tempistica di "What Happened and What's Going On" è sbagliatissima, soprattutto perchè la scelta di far morire Tyreese  perde di significato e di peso dopo una lunga pausa e la recente morte di Beth, sia per la non particolare riuscita del personaggio, sia perchè avviene in un momento di apparente tranquillità, togliendo pathos e rendendo la situazione fin troppo anticlimatica.
E' vero che, in un mondo invaso da zombie, dovrebbe essere normale incappare in pericoli mortali in ogni momento, ma è altrettanto vero che lo show ci ha abituati a ben altro, con morti spesso non collegate all'invasione e studiate a tavolino per colpire lo spettatore. In questo senso, una puntata del genere sarebbe stata sicuramente più apprezzabile alle soglie del finale di stagione, come accaduto nella terza stagione con Merle, avendo così la possibilità di approfondire maggiormente il personaggio e rendendo la sua morte più coinvolgente.



Come detto in precedenza, l'idea delle visioni sarebbe potuta essere interessante, ma utilizzata in questa maniera da solo l'impressione di servire come riempitivo per raggiungere i 45 minuti di durata, richiamando qualche attore sperando nell'effetto nostalgia, ma riuscendo solo ad annoiare, rifilandoci l'ennesima, insopportabile canzone di Beth e con le due sorelline sempre più simili alle bambine di "Shining". Unica nota positiva il ritorno del Governatore e di David Morrissey che, in pochi minuti, ci ricorda quanto fosse importante la sua presenza per lo show.
Alla fine dei conti, la morte di Tyreese sembra quindi essere l'ennesimo, triste avvenimento che dovrebbe spingere il gruppo dei sopravvissuti a cercare definitivamente un luogo sicuro dove potersi stabilire, tornando all'idea di Eugene di raggiungere Washington.




"The Walking Dead" continua a deludere, con una puntata ricca di inutili virtuosismi registici, scelte anticlimatiche e i soliti discorsi senza capo ne coda sui cambiamenti subiti dai protagonisti,


Voto episodio: 5

lunedì 29 dicembre 2014

Best of 2014 - Le Migliori Serie

E' arrivato il momento di vedere l'ultima classifica del best of del 2014, scoprendo quali sono state le dieci migliori serie dell'anno. Chiaramente, per quanto riguarda le serie con stagioni da 22/24 episodi, ho tenuto conto dell'ultima parte della scorsa stagione (terminata a maggio) e la prima della nuova (iniziata a settembre). Alcune serie rimaste fuori dalla lista meritano di essere menzionate, come ad esempio "Sherlock", "Penny Dreadful", "Fargo", "Banshee", "Brooklyn Nine-Nine", "You're the Worst" e "BoJack Horseman".


MIGLIORI SERIE


10. The Newsroom, HBO
La lotta del moderno Don Chisciotte si è conclusa con un doloroso addio ed un nuovo inizio per i protagonisti, un ottimo finale grazie alla sempre fantastica scrittura di Aaron Sorkin e alle performance del cast, guidati da un grande Jeff Daniels.



9. The Leftovers, HBO
Nuova serie HBO creata da Damon Lindelof, tanto criticata più per pregiudizi nei confronti dell'autore che per reali demeriti. Dopo un inizio altalenante, la serie è riuscita infatti a farsi largo, riuscendo a colpire e ad emozionare come pochi altri show riescono a fare.



8. Game of Thrones, HBO
La stagione più ricca di avvenimenti della serie tratta dai libri di George R.R. Martin; tra colpi di scena e momenti indimenticabili, ma anche con i soliti errori sulla gestione delle storyline, lo show è finalmente riuscito a tornare ai livelli visti nell'anno del debutto, grazie anche alle ottime interpretazioni del cast.



7. Utopia, Channel 4
Tra un flashback eccezionale e degli sviluppi imprevedibili, la serie britannica è riuscita a superare l'ottima prima stagione, grazie ad una serie di personaggi fantastici ed al lavoro magistrale sul lato tecnico, con una fotografia mozzafiato e una colonna sonora capolavoro. Nonostante la folle scelta di Channel 4 di cancellare la serie, lasciandola senza un finale, la seconda stagione di "Utopia" è stata una delle migliori sorprese dell'anno.



6. Louie, FX
Lo show creato da Louis C.K. continua a sorprendere e a superarsi anno dopo anno, dando vita ad una figura che rimarrà nella storia della televisione, tra le difficoltà dell'essere padre e i suoi rapporti complicati con le donne. Grazie anche ad una scrittura sempre perfetta e alle numerose guest star, la serie ha confermato di essere una delle più interessanti nel panorama televisivo.



5. Orange is the New Black, Netflix
Dopo la prima, fantastica stagione, la serie creata da Jenji Kohan è riuscita a confermarsi, dando più spazio alle storie delle altre carcerate, facendo così crescere alcuni ottimi personaggi.
L'ingresso di un vero antagonista ha avuto sia aspetti positivi che negativi, e la minore centralità di Piper ha sottolineato quanto la protagonista sia importante per lo show.



4. The Killing, Netflix
Tra cancellazioni e una nuova rete, la storia di Linden e Holder è giunta al termine, con un ultimo caso, sconvolgente nella sua semplicità, e i due protagonisti che, tra mille difficoltà e il loro essere imperfetti, sono riusciti a trovare quella serenità tanto desiderata. Grandi interpretazioni da parte di Mireille Enos, Joel Kinnaman e il resto del cast, e il ritorno alla regia, per il finale, di Jonathan Demme completano il quadro, rendendo indimenticabile l'ultimo viaggio dei due amati protagonisti.



3. True Detective, HBO
Regia, scrittura ed interpretazioni da urlo, un viaggio nella follia della mente umana con un Matthew McConaughey in stato di grazia e un grande Woody Harrelson. I paesaggi della Louisiana hanno fatto il resto, dando vita ad uno show ai limiti della perfezione, concentrandosi di più sui due protagonisti e meno sul caso del serial killer, differenziando così la serie dalle altre del genere.



2. Person of Interest, CBS
Lo show creato da Jonathan Nolan, nonostante la penalizzante lunga durata, riesce a sorprendere e a cambiare, passando da trame crime alla fantascienza più classica, aprendo nuovi scenari sulla potenza dell'intelligenza artificiale e promettendo importanti e avvincenti sviluppi per il proseguimento della quarta stagione.



1. Hannibal, NBC
Dopo un'interessante prima stagione, lo show creato da Bryan Fuller ha sorpreso tutti, regalandoci una delle stagioni più belle della storia della televisione: tensione sempre alta e colpi di scena scioccanti, accompagnati da una scrittura sempre impeccabile, una regia ipnotica e delle interpretazioni magistrali. Senza ombra di dubbio, la serie migliore del 2014.