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sabato 21 ottobre 2017

Cinema: IT di Andrés Muschietti

Dopo alcuni mesi di assenza torno ad aggiornare il blog con un'altra recensione di uno dei film più attesi degli ultimi anni, "IT".


"IT" racconta la storia di un gruppo di ragazzini, i Perdenti, che nell'estate del 1989 si ritrovano a dover affrontare una creatura che ha la capacità di dare vita alle paure delle sue vittime e che dà loro la caccia. Il film è diretto da Andrés Muschietti, regista di "Mama", ed è il primo adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Stephen King, opera che era già stata trasposta sul piccolo schermo nel 1990 con la famosissima miniserie che vedeva come protagonista Tim Curry nei panni di Pennywise (l'unico elemento degno di nota di un adattamento mediocre che, riguardandolo oggi, mostra ancora di più tutti i suoi limiti).
Il film inizialmente doveva essere scritto e diretto da Cary Fukunaga, regista degli otto episodi della prima stagione di "True Detective" e di "Beasts of No Nation", ma in seguito a divergenze creative il progetto è stato dato in mano a Muschietti, con Gary Dauberman che ha riscritto la sceneggiatura, mantenendo alcuni elementi presenti nella prima stesura ma cercando di avvicinarsi di più al materiale di partenza, e come detto spostando gli avvenimenti dalla fine degli anni '50 alla fine degli '80, per rendere più familiare l'atmosfera e, probabilmente, anche per rendere più attuale il secondo capitolo.

Ormai sono passati quarant'anni dal primo adattamento di un romanzo di Stephen King ("Carrie" nel 1976), e col tempo abbiamo potuto vedere come sia possibile tirar fuori grandissimi film o pellicole al limite del trash dalle opere dello scrittore del Maine.
Solo quest'anno, tra cinema e televisione, abbiamo avuto diverse dimostrazioni di come avvicinarsi ad un libro di King: rimanere fedeli, riuscendo a cogliere lo spirito del materiale di partenza, concentrandosi sugli aspetti più importanti ed i più funzionali a livello cinematografico (l'ottimo "Gerald's Game"); seguire a grandi linee la trama ma prendendosi pochi rischi (la prima stagione di "Mr. Mercedes", molto buona all'inizio ma poco convincente negli ultimi episodi), e poi si possono fare disastri su tutta la linea senza capirne il come ed il perché (il "The Mist" televisivo e la più grossa delusione degli ultimi anni, "The Dark Tower").
"IT" per fortuna rientra nella prima categoria: infatti, partendo dal presupposto che fare un adattamento totalmente fedele sarebbe stato impossibile vista la quantità di eventi presenti nel libro, il film di Muschietti riesce a non tradire gli aspetti più importanti del romanzo, facendo rivivere le atmosfere e dando risalto alle idee ed ai messaggi che sono alla base dell'opera di King, dando vita ad un coming of age a tinte horror.
Da qui in poi inizierò a parlare del film in maniera più dettagliata, cercando comunque di evitare grossi spoiler, consiglio comunque di continuare la lettura solo dopo aver visto il film e di farmi sapere nei commenti le vostre opinioni.



Tra gli elementi ripresi con più successo dal romanzo, una delle cose che ho più apprezzato è stata la resa degli adulti e la "corruzione" di Derry, già nei primi minuti con la famosissima scena di Georgie fino a passare all'attacco della banda di Bowers ai danni di Ben, senza dimenticare poi il terrificante padre di Beverly, uno degli elementi più importanti del romanzo e che ha contribuito a sottolineare la situazione dei protagonisti ed a renderla ancora più inquietante, lasciati in balia delle proprie paure e per questo ancora più uniti nel cercare di combattere un nemico invisibile agli occhi degli adulti. Un piccolo dettaglio che personalmente ho adorato è stato il programma televisivo che ritroviamo più volte nel corso del film dove si parla di clown, delle fogne e di galleggiare, un'ottima idea a sottolineare ancora di più questo aspetto molto importante della cittadina, ormai sostanzialmente succube del potere di IT.


La buona riuscita del film passava soprattutto dal cast e dell'alchimia tra i protagonisti: il lavoro fatto in fase di casting è stato perfetto, i Perdenti sono il fulcro della storia, il rapporto tra loro è costruito benissimo e sono tutti ben caratterizzati (giusto Mike e Stanley hanno un ruolo leggermente più marginale), dando giustamente spazio soprattutto alle loro paure, ed i sette (otto contando anche Jackson Robert Scott, interprete di Georgie) attori scelti hanno fatto un lavoro magistrale.
Su tutti mi sento di sottolineare le performance di tre che, per quanto mi riguarda, hanno rubato la scena: Jack Dylan Grazer, interprete di Eddie, che ha una delle migliori battute del film ed è stato bravissimo nel dare vita alle fobie ed alle paranoie del personaggio indotte dalla madre; Finn Wolfhard, fantastico nei panni di Richie, ogni suo momento è oro e sceglierlo per un ruolo sostanzialmente opposto rispetto a Mike di "Stranger Things" è stata un'idea geniale; e Sophia Lillis che è semplicemente perfetta, bravissima a tratteggiare tutte le sfumature caratteriali di Beverly, con le sue paure e la sua grande forza.


E poi c'è lui, Pennywise: nel film viene data molta importanza alla sua capacità di trasformarsi in base alle paure della vittima, quindi il clown si vede solo in determinati momenti, ma nelle tre scene più lunghe e più importanti Bill Skarsgård regala una grande performance, sfruttando la sua fisicità e facendo un ottimo lavoro anche con le varie tonalità della voce, in particolare nella scena iniziale con Georgie, dando credibilità al momento e riuscendo a passare, nel giro di pochi secondi, da clown che cerca di essere amichevole con lo sfortunato bambino a mostro famelico. A questo proposito, l'uso della CGI ha aiutato a sottolineare l'aspetto più mostruoso di IT, rendendo il personaggio ancora più completo.


Tornando agli aspetti più tecnici, Muschietti ha fatto un ottimo lavoro in fase di regia, costruendo alla perfezione ogni momento, grazie anche alla sceneggiatura che porta ad affezionarci subito ai protagonisti, facendoci stare in ansia con ed insieme a loro nelle scene più horror, come ad esempio durante la prima visita alla casa di Neibolt Street e nella scena del proiettore, ed in quelle più tese come nella parte finale e nello scontro con i bulli, e strappandoci più di un sorriso nei momenti più distesi.
Per fortuna, a differenza di quanto visto nell'ultimo trailer e nell'ultima mezz'ora di "Mama", non ci sono jump scares, motivo in più per lodare il lavoro di Muschietti che aveva già dimostrato, soprattutto nella prima parte del suo precedente film, di avere idee chiare su come mostrare l'orrore. Da sottolineare anche il lavoro in fase di montaggio e la fotografia.
Sono riuscito a vedere il film sia in lingua originale che doppiato, ed a questo proposito ho trovato buono il doppiaggio di Pennywise, mentre invece molto meno quello dei Perdenti, fatta eccezione forse solo per Bill e Mike, quindi il mio consiglio spassionato è di guardarlo anche in lingua originale per poter apprezzare al meglio le performance del cast.


In conclusione, da grande fan di Stephen King e del romanzo sono molto soddisfatto, "IT" è riuscito a non deludere le alte aspettative ed è uno dei miei titoli preferiti degli ultimi anni, attendo con ansia l'uscita in home video dato che Andy e la produttrice Barbara Muschietti hanno già confermato che uscirà una director's cut con circa 15 minuti aggiuntivi, ed è stata annunciata l'uscita del secondo capitolo che arriverà nelle sale (questa volta si spera in contemporanea) a settembre 2019.

giovedì 6 aprile 2017

Cinema: Split di M. Night Shyamalan (SPOILER)

Torno ad aggiornare il blog dopo più di un anno per parlare di un film che attendevo molto e che mi ha sorpreso come non succedeva da tempo: “Split”, ultima opera di M. Night Shyamalan.


Ho sempre avuto un rapporto speciale con M. Night Shyamalan. Sì, nella sua carriera ha preso delle cantonate pesanti e per anni ha dato l'idea di aver completamente perso la bussola: i primi problemi sono nati con “The Happening” (conosciuto qui in Italia con il titolo “E Venne il Giorno”), arrivando poi a “The Last Airbender” ed “After Earth”, due pellicole che hanno rappresentato il punto più basso della carriera del regista, ricevendo recensioni negative sia dalla critica che dal pubblico e risultando anche dei flop a livello d'incassi, partendo da budget piuttosto alti.
Senza tralasciare poi il dimenticabile “Devil”, dove figurava come produttore ed autore della storia, e l'approdo in televisione con una delle serie più nonsense degli ultimi anni, “Wayward Pines”.
Ma prima di questi cinque anni disastrosi, Shyamalan era riuscito ad imporsi come uno degli autori più riconoscibili ed importanti del cinema di genere: incensato da tutti dopo il successo di “The Sixth Sense” e le sei nomination agli Oscar, era riuscito a confermarsi e, per quanto mi riguarda, anche a superarsi con “Unbreakable”, “Signs” e, soprattutto, “The Village”, che è uno dei miei film preferiti in assoluto.
La regia, dei cast sempre azzeccatissimi, la collaborazione con alcuni fantastici direttori della fotografia (penso soprattutto a Roger Deakins in “The Village”) e le sempre bellissime colonne sonore firmate da James Newton Howard hanno fatto si che Shyamalan diventasse uno dei miei registi preferiti, uno dei pochi con la capacità di intrattenermi e farmi provare qualsiasi tipo di emozione possibile, al netto di qualche passaggio a vuoto in fase di sceneggiatura (penso in particolare a “Lady in the Water”, un film comunque fin troppo bistrattato che io ho sempre apprezzato).

Dopo gli anni orribili fatti di Razzie Awards ed insuccessi, l'incontro con il produttore Jason Blum ha dato nuova linfa al regista di origini indiane, con l'uscita al cinema nel 2015 di “The Visit”, per quanto mi riguarda un horror non del tutto riuscito ma con alcuni momenti degni di nota, segno che qualcosa stava finalmente cambiando.
Ed infatti dobbiamo tutti ringraziare l'esistenza di “The Visit” ed il successo avuto al botteghino, perché senza questo film non avremmo avuto il vero (e si spera) definitivo ritorno del regista.
Da qui inizierò a parlare di “Split” in maniera piuttosto dettagliata e con dei grossi spoiler, quindi vi consiglio di riprendere la lettura subito dopo aver visto il film, e magari anche di commentare e farmi sapere la vostra opinione.


SPOILER


“Split” è la storia di Kevin Wendell Crumb e delle sue 23 (o 24?) personalità, e nel corso del film assisteremo a tre filoni narrativi: la parte principale ambientata in un sotterraneo, dove il protagonista tiene prigioniere tre giovani donne, tra cui Casey, di cui conosceremo il passato traumatico attraverso dei flashback; la terza storyline è ambientata al di fuori delle mura del rifugio di Kevin, più precisamente nello studio della dottoressa Fletcher che ha in cura l'uomo ed è a conoscenza della sua situazione.
Già dall'inizio del film veniamo a conoscenza della possibilità che esista un'altra identità, chiamata dalle altre la Bestia; le due personalità più forti, Dennis e Patricia, spingono per fare in modo che questa Bestia riesca a mostrarsi ed a prendere il controllo della luce, mentre le altre cercano, appena ne hanno la possibilità, di richiamare l'attenzione della Fletcher, avvisandola del pericolo imminente.


In “Split” ritroviamo molte componenti che hanno reso speciali i primi film di Shyamalan, a partire proprio dalla regia, con tanti primi piani, alcune splendide carrellate tra i corridoi del rifugio di Kevin ed i suoi soliti sinuosi piani sequenza. In particolare, già nei primi minuti, la scena del rapimento di Casey e delle altre due ragazze da parte di Kevin è il segno del ritorno di un grande regista, che sa come muoversi, creare tensione e ad insinuare i primi dubbi nella mente dello spettatore, riuscendo inoltre a costruire, in pochi secondi, un rapporto che poi si evolverà nel corso del film.
L'altro punto a favore di “Split” è il cast, in particolare i tre attori principali: il lavoro di Betty Buckley, interprete della dottoressa Fletcher e già vista brevemente in “The Happening”, è notevole, in particolare nella scena in cui cerca di smascherare la vera identità in controllo durante una delle ultime sessioni; Anya Taylor-Joy riesce a dimostrare, dopo la splendida performance in quel bellissimo film che è “The VVitch”, di essere una delle stelle più promettenti del cinema, utilizzando al meglio soprattutto lo sguardo magnetico e la sua fantastica presenza scenica.
E poi c'è lui, il protagonista del film, James McAvoy: da quando l'attore scozzese ha iniziato a vestire i panni di Charles Xavier la mia simpatia nei suoi confronti è aumentata a dismisura, e qui ci regala una delle migliori performance degli ultimi anni: delle 24 personalità di Kevin, ce ne vengono mostrate nove, con particolare enfasi su quattro e, soprattutto quando deve cambiare personalità nella stessa scena, è impossibile non rimanere colpiti dalla sua interpretazione.
Personalmente ho adorato Hedwig (in particolare la scena del ballo) ma, tornando alla scena di cui parlavo precedentemente, il momento in cui rivela alla dottoressa di essere Dennis sotto mentite spoglie è stato l'highlight della sua performance, una scena magistrale.


Fino a qui, ho volutamente lasciato da parte quella caratteristica che ha reso Shyamalan particolarmente famoso, il suo trademark: il twist, la sua grande capacità in fase di sceneggiatura di dare un senso ad elementi apparentemente marginali e di renderli centrali e fondamentali per la storia, di ribaltare il punto di vista dello spettatore pur riuscendo a mantenere una coerenza interna rispetto a quanto visto fino a quel momento.
Ed in “Split”, il twist a là Shyamalan assume proprio questa forma svelandoci, solo negli ultimi minuti, la vera natura del film.

They say this one has a surprise ending

La Bestia infatti è reale e, come viene accennato durante il film, nasce dalla convinzione di riuscire ad elevare ogni singolo aspetto della propria persona, diventando quasi un super umano, aumentando la massa corporea e riuscendo anche a sfruttare superfici adatte per potersi arrampicare e, fondamentalmente, strisciare sui muri.
L'arrivo della Bestia da quindi una svolta al film ed apre la strada alla sorprendente rivelazione, che viene costruita da Shyamalan in maniera al dir poco perfetta, strizzando l'occhio ai fan già dalla scena della liberazione di Casey dai sotterranei dello zoo in cui Kevin lavora, con delle note musicali molto familiari a chi ha amato uno dei primi lavori del regista e che, durante il discorso finale allo specchio di Dennis e Hedwig, pronti a farsi guidare dalla Bestia una volta per tutte, diventeranno sempre più chiare svelando la vera natura del film: "Split" è infatti il sequel di "Unbreakable", più precisamente la storia d'origine di un supervillain.
La ciliegina sulla torta arriva nell'ultimissima scena, con il cammeo di David Dunn, l'eroe di “Unbreakable” interpretato da Bruce Willis, che cita la sua grande nemesi, “L'Uomo di Vetro”, l'indimenticabile Elijah Price interpretato dal grande Samuel L. Jackson.


Per me è difficile giudicare il film senza tener conto delle emozioni provate durante gli ultimi cinque minuti, passati tra esclamazioni di sorpresa e gioia, mani davanti alla bocca e palpitazioni: in primis perché, come si sarà capito da questa descrizione, sono uno spettatore molto "passionale": quando un film (o una serie tv) fanno breccia nel mio cuore diventano speciali (come detto in precedenza, Unbreakable" è sicuramente tra i miei film preferiti, secondo solo a "The Village" tra quelli del regista), ed in aggiunta, arrivare al cinema senza essere a conoscenza di questo incredibile colpo di scena, cosa rara al giorno d'oggi, hanno fatto diventare "Split" una delle esperienze cinematografiche migliori della mia vita, soprattutto se si pensa alla ormai diffusissima abitudine di mostrare gli highlight dei film già nei trailer e le recensioni o gli articoli che dopo pochi giorni dall'uscita nei cinema tendono a spoilerare eventi importanti delle pellicole più attese (uno degli ultimi esempi è collegato a "Fantastic Beast and Where to Find Them).
Sempre a questo proposito, Shyamalan ha proiettato il film praticamente ovunque per diversi mesi prima dell'uscita ufficiale, ed è infatti rimasto molto soddisfatto del comportamento delle persone che avevano avuto la fortuna di assistere a quelle anteprime, lasciando la possibilità a tutti di vivere questa fantastica esperienza senza la minima idea di cosa sarebbe successo.
In chiusura, "Split" è sicuramente il grande ritorno di un regista che, con l'aiuto di un produttore capace e senza la pressione di un grande budget, è riuscito a dimostrare di non aver perso il suo tocco e che, in futuro, potrà regalarci altre soddisfazioni, magari iniziando proprio dall'ultimo capitolo della trilogia di "Unbreakable", la cui sceneggiatura sembra già essere in fase di scrittura.

martedì 10 febbraio 2015

Serie TV: Better Call Saul 1x01 - Uno / 1x02 - Mijo

Dopo trailer, news e supposizioni, è finalmente arrivato il momento del debutto della nuova serie più attesa del 2015, "Better Call Saul".




Il nuovo show targato AMC parte con il vantaggio di avere alle spalle un mostro sacro come "Breaking Bad", cosa che però carica di aspettative e di dubbi, tra le perplessità sulla bontà del progetto e gli inevitabili confronti con la serie madre.
I primi due episodi di "Better Call Saul", "Uno" e "Mijo", confermano già da subito che la qualità dello show è fuori discussione: la presenza in fase di sceneggiatura e dietro alla macchina da presa di Peter Gould, Vince Gilligan e Michelle MacLaren, si fa sentire, con quelle inquadrature, quei silenzi prolungati, quella fotografia, quella tensione e quei momenti leggeri tipici di "Breaking Bad", e che hanno aiutato a rendere grande la serie. Altro punto a favore è Bob Odenkirk, che ritorna nei panni di Saul Goodman (o Jimmy McGill), e che ci regala una fantastica interpretazione, proseguendo nell'ottimo lavoro svolto nella serie madre, riuscendo a convincere sia nelle scene più leggere che in quelle più drammatiche.




Passando alla trama dei due episodi, è per ora difficile da inquadrare la storyline riguardante Chuck, interpretato da Michael McKean, che passa la vita da recluso, con il terrore dei cellulari e dell'elettricità. Il caso legale collegato al personaggio, presentato a grandi linee nel pilot, ricorda per certi versi la storia di Walter White e dalla sua separazione dalla Gray Matter, anche se in questo caso Chuck non sembra ancora aver deciso di abbandonare la nave, e con i suoi colleghi pronti a riaccoglierlo. La poca chiarezza nell'introduzione della vicenda è l'unico problema di questi primi due episodi, andando a rallentare il buon ritmo della narrazione e creando un pò di confusione: chiaramente, però, ci sarà tempo e modo di correggere il tiro e chiarire la situazione.




La vita da avvocato di Jimmy, tra casi persi in partenza, pagamenti non adeguati e i divertenti, anche se un pò ripetitivi, siparietti con Mike in versione casellante, alleggeriscono l'atmosfera, riuscendo a strappare qualche risata, puntando sulla caratteristica che ha reso così popolare il personaggio di Saul.
Il vero highlight di queste prime due puntate è però la comparsa di un altro personaggio visto in "Breaking Bad", che fa il suo ingresso negli ultimi secondi del pilot per poi fare da mattatore nel secondo episodio: l'aggiunta di Tuco da infatti un altro ritmo allo show, mettendo in pericolo Jimmy e dando così la possibilità al personaggio di fare uso della sua parlantina, riuscendo a salvarsi e ad evitare la morte dei suoi due complici, due fratelli convinti dall'avvocato a truffare una sua potenziale cliente, salvo poi per finire nelle grinfie dello spacciatore. La presenza scenica di Raymond Cruz aiuta nella buona riuscita della storyline che, dopo il finale della seconda puntata, sembra non essere ancora conclusa, grazie a Nacho, braccio destro di Tuco, aprendo un'interessante possibilità per il proseguimento della stagione.




Il convincente debutto di "Better Call Saul" ci regala anche un breve ed interessante sguardo al futuro del personaggio, con una fantastica scena in bianco e nero in apertura del pilot che ci mostra il Saul post "Breaking Bad", impiegato presso una pasticceria in un centro commerciale, ancora impaurito dalle minacce lasciate in sospeso ad Albuquerque: un personaggio spaventato e triste, che guarda con malinconia ai suoi vecchi spot pubblicitari.




"Better Call Saul" riesce quindi a partire col piede giusto: la scelta di citare "Breaking Bad" nei primi episodi funziona, nella speranza di riuscire, col passare delle puntate, a prendere una propria strada.


Voto 1x01: 8 +
Voto 1x02: 9

lunedì 9 febbraio 2015

Serie TV: The Walking Dead 5x09 - What Happened and What's Going On

Dopo la deludente prima metà di stagione, torna "The Walking Dead".

"What Happened and What's Going On" è, purtroppo, l'ennesima conferma del declino dello show, anche se, a differenza delle ultime, insalvabili puntate del 2014, l'idea alla base di questo episodio è potenzialmente interessante, mostrandoci gli ultimi istanti di vita di uno dei sopravvissuti, tra allucinazioni e ricordi.
Il vero problema però è che la tempistica di "What Happened and What's Going On" è sbagliatissima, soprattutto perchè la scelta di far morire Tyreese  perde di significato e di peso dopo una lunga pausa e la recente morte di Beth, sia per la non particolare riuscita del personaggio, sia perchè avviene in un momento di apparente tranquillità, togliendo pathos e rendendo la situazione fin troppo anticlimatica.
E' vero che, in un mondo invaso da zombie, dovrebbe essere normale incappare in pericoli mortali in ogni momento, ma è altrettanto vero che lo show ci ha abituati a ben altro, con morti spesso non collegate all'invasione e studiate a tavolino per colpire lo spettatore. In questo senso, una puntata del genere sarebbe stata sicuramente più apprezzabile alle soglie del finale di stagione, come accaduto nella terza stagione con Merle, avendo così la possibilità di approfondire maggiormente il personaggio e rendendo la sua morte più coinvolgente.



Come detto in precedenza, l'idea delle visioni sarebbe potuta essere interessante, ma utilizzata in questa maniera da solo l'impressione di servire come riempitivo per raggiungere i 45 minuti di durata, richiamando qualche attore sperando nell'effetto nostalgia, ma riuscendo solo ad annoiare, rifilandoci l'ennesima, insopportabile canzone di Beth e con le due sorelline sempre più simili alle bambine di "Shining". Unica nota positiva il ritorno del Governatore e di David Morrissey che, in pochi minuti, ci ricorda quanto fosse importante la sua presenza per lo show.
Alla fine dei conti, la morte di Tyreese sembra quindi essere l'ennesimo, triste avvenimento che dovrebbe spingere il gruppo dei sopravvissuti a cercare definitivamente un luogo sicuro dove potersi stabilire, tornando all'idea di Eugene di raggiungere Washington.




"The Walking Dead" continua a deludere, con una puntata ricca di inutili virtuosismi registici, scelte anticlimatiche e i soliti discorsi senza capo ne coda sui cambiamenti subiti dai protagonisti,


Voto episodio: 5

mercoledì 10 dicembre 2014

Recensione: Sons of Anarchy 7x13 - Papa's Goods

Dopo sette stagioni, è arrivato il momento di dire addio a "Sons of Anarchy".




E' giusto iniziare col dire che "Papa's Goods" è non solo una grande puntata, ma anche il finale migliore per lo show: tutto è filato liscio, tutto è andato come ci si poteva aspettare, riuscendo comunque a non essere mai banale e a toccare le giuste corde emozionali nei momenti giusti. Perchè è proprio questo uno dei punti di forza maggiori di questo finale: tutto quello che è mancato una settimana fa con la morte di Gemma, c'è stato oggi, con i vari addii di Jax agli altri personaggi che hanno commosso e colpito, con la visita alle tombe di Opie e Tara e con il fantastico discorso del protagonista al padre negli ultimi minuti di puntata come ciliegina sulla torta.
Le emozioni fanno chiaramente passare in secondo piano le morti di Barosky e Marks, utili comunque nel compimento del piano di Jax di sistemare le faccende del club prima di intraprendere il suo ultimo viaggio.
A proposito del club, sono proprio le scene tra i membri a colpire come mai durante questa travagliata ultima stagione: l'ultimo saluto, con la nomina di Chibs come nuovo presidente e di Tig come vice, e la pallottola presa da Happy per dare la possibilità a Jax di fuggire e di scegliere la propria fine.




Altri due grandi protagonisti della puntata sono sicuramente Nero e Wendy, che riescono finalmente a lasciare Charming: il destino di Abel e Thomas è ora nelle loro mani, esaudendo il desiderio di Tara di dare ai propri figli una vita normale.
Gli ultimi minuti della puntata aprono interessanti teorie e possibilità riguardo il personaggio della senzatetto, sempre presente nei momenti più delicati, una figura mistica che da il via libera a Jax di affrontare il proprio destino e con l'unione tra il pane e il sangue che chiarisce ancora di più il significato del personaggio.




Passiamo quindi proprio alla scena finale, con l'ultimo viaggio di Jax sulla moto di JT: le mani tolte dal manubrio, il volo dei corvi e lo schianto (con il camion guidato dal personaggio interpretato da Michael Chiklis) sono la perfetta conclusione del viaggio del protagonista, un uomo che è partito con le migliori intenzioni, ma che è stato risucchiato dal male e dal dolore, finendo col diventare un vero e proprio criminale. Un grande protagonista interpretato da un attore che, col passare degli anni, è sensibilmente migliorato, regalandoci in quest'ultima stagione una serie di interpretazioni da applausi. Ciao Jax, Ciao Charlie.




Ci sarebbe tanto altro da dire, ma le forti emozioni impediscono di analizzare più a fondo l'episodio: ciò che è certo è che "Sons of Anarchy" ci lascia nel migliore dei modi, entrando di diritto nell'olimpo delle migliori serie tv. Grazie Kurt Sutter.


Voto episodio: 10
Voto stagione: 8

mercoledì 3 dicembre 2014

Recensione: Sons of Anarchy 7x12 - Red Rose

Dopo il fantastico episodio di due settimane fa, torna "Sons of Anarchy", tra svolte inaspettate e gli ormai soliti problemi di quest'ultima stagione.




"Red Rose" è la puntata più importante dell'intera serie: dopo gli eventi di "Suits of Woe", Kurt Sutter decide, un pò a sopresa, di dare un'ulteriore accelerata alla storyline di Gemma, mostrandoci il tanto atteso incontro tra lei e Jax, ovviamente l'evento più importante dell'episodio. L'attesa per il faccia a faccia era altissimo, e forse anche per le alte aspettative nasce un pizzico di delusione; purtroppo, durante il dialogo tra i due, mancano quelle forti emozioni presenti nello scorso episodio, e soprattutto non convince del tutto la decisione di Sutter di dare l'ultima parola e, soprattutto, un'ultima vittoria a Gemma: è infatti lei che spinge il figlio a premere il grilletto, scegliendo anche il punto dove morire.
La scena in se è indubbiamente realizzata bene, grazie anche alle sempre ottime interpretazioni di Katey Sagal e Charlie Hunnam, ma Gemma, dopo tutti i disastri compiuti in questi anni, non meritava un'uscita di scena così "soft"; d'altra parte, Sutter ha chiaramente deciso di concentrarsi sul dolore di Jax, diviso tra la voglia di vendetta e l'amore per la madre, facendo cadere ancora di più il protagonista in una spirale di disperazione, che molto probabilmente lo porterà al suicidio.
Nonostante tutto, è giusto omaggiare la leader incontrastata della serie, una grande attrice e uno dei più grandi villain degli ultimi anni di televisione.




Oltre alla morte di Gemma, stupisce anche la dipartita di Unser per mano di Jax, con il primo che decide di non lasciare la donna amata al suo destino, morendo al suo fianco: la fine di un personaggio che, tra alti e bassi, è stato importantissimo nell'economia della serie. A questo proposito, è impossibile non tirare un sospiro di sollievo al pensiero che al posto di Unser ci sarebbe potuto essere Nero, che con la morte di Gemma potrebbe avere la possibilità di partire e fuggire dal caos di Charming.
La terza uscita di scena dell'episodio è quella di Juice, che tra tentativi di suicidio e tradimenti riesce a morire nel modo migliore, evitando ulteriori problemi per il club: il destino del personaggio era scritto da tempo, ma grazie anche ad un ottimo Theo Rossi, la sua morte è di forte impatto.




Purtroppo in "Red Rose" ritroviamo anche i vecchi problemi visti nella prima metà di quest'ultima stagione, con interminabili dialoghi sui soliti problemi tra bande e l'aggiunta di un evitabilissimo problema con gli irlandesi: tenendo conto che la questione Barosky è ancora aperta, la scelta di ampliare i guai a Charming non convince.
Da menzionare invece il ritorno di Hal Holbrook in un'ottima scena con Gemma, e il cameo di Michael Chiklis.




Dopo una stagione altalenante siamo quindi arrivati al momento tanto atteso: manca una settimana al series finale, dove vedremo quale sarà il destino di Jax, in attesa del giudizio degli altri membri per la morte di Jury, con l'obbiettivo di sistemare i problemi del club e con la moto di JT che lo aspetta per un ultimo viaggio.


Voto episodio: 9

mercoledì 19 novembre 2014

Recensione: Sons of Anarchy 7x11 - Suits of Woe

Dopo una stagione fatta di pochi alti e fin troppi punti bassi, Kurt Sutter riesce a fugare ogni dubbio sulla riuscita di quest'ultimo viaggio dei Sons con un episodio capolavoro.




"Suits of Woe" è quello che è stato un anno fa "Ozymandias" per "Breaking Bad", la puntata in cui tutti i nodi vengono al pettine e l'autore ci prepara per gli ultimi due, intensi episodi.
La puntata è ricca di momenti da pelle d'oca, ma uno dei più importanti è sicuramente il dialogo tra Juice e Jax, in cui il primo, dopo aver portato a termine il suo compito uccidendo Lin, sfoga tutto il dolore e il rimorso raccontando al suo presidente la verità sulla notte della morte di Tara; una scena intensa, scritta e recitata alla perfezione, con le giuste espressioni, i giusti silenzi e le giuste reazioni di entrambi gli attori. A questo proposito, è giusto sottolineare le fantastiche interpretazioni di tutto il cast, con la maggior parte degli interpreti che ci regalano la loro miglior performance nello show: dall'ottimo Theo Rossi e il suo Juice che finalmente riesce a fare la cosa giusta, nonostante questo significhi andare incontro alla morte, fino ad arrivare al grande Jimmy Smits e al suo povero Nero, trascinato nella spirale di dolore e follia di Gemma, con la sua toccante reazione alla notizia del disastro compiuto dalla sua amata.
Ma su tutti, in questo episodio spicca l'interpretazione assolutamente perfetta di Charlie Hunnam: la sua è la performance di una vita, sincera e sentita, che si racchiude alla perfezione nella scena finale, col suo pianto a dirotto durante il dialogo con Nero, chiedendosi il perchè del gesto di sua madre. Un'interpretazione da Emmy.




Tra i tanti momenti intensi dell'episodio sono da sottolineare i due incontri tra Jax e Unser, con quest'ultimo ancora all'oscuro riguardo la colpevolezza di Gemma, l'ultimo saluto tra la nonna ed Abel, con la consegna dell'anello del club, la confessione di Wendy che conferma i dubbi del protagonista e gli abbracci tra Jax e Chibs e Jax e Tig.
E' difficile parlare nel dettaglio di "Suits of Woe", che per la prima volta in quest'ultima stagione ci ha fatto provare quelle sensazioni ed emozioni che solo questo show riesce a regalare, ma sicuramente l'episodio ci prepara per il forcing finale, con la resa dei conti con Barosky, la vera talpa, e la decisione riguardo la morte di Jury, con Jax pronto ad ammettere le sue colpe: tutte le scelte fatte dopo la morte di Tara, tutte le morti e le alleanze distrutte sono state colpa sua, e da grande leader l'unico modo per rimediare è affrontare le proprie responsabilità.
Ma soprattutto si fa sempre più vicina la resa dei conti finale con Gemma, in fuga da Jax e da Charming: è difficile immaginare come potranno essere le prossime due puntate, ma Sutter ci ha dimostrato, per l'ennesima volta, di meritare la nostra fiducia.


Voto episodio: 10

giovedì 13 novembre 2014

Recensione: Supernatural 10x05 - Fan Fiction (200th Episode)

"Supernatural" taglia il traguardo dei 200 episodi con una puntata che celebra nel migliore dei modi i dieci anni dello show.




"Fan Fiction" rappresenta alla perfezione tutto quello che è stato, e che continua ad essere, "Supernatural", ma è soprattutto una lettera d'amore ai fan, che nonostante gli alti e i bassi continuano a seguire lo show con passione. Uno degli aspetti migliori della puntata è anche l'autocritica fatta da Jeremy Carver e dagli autori che hanno preso in mano lo show dalla sesta stagione, grazie anche alle divertentissime protagoniste dell'episodio (il proseguimento dopo "Swan Song" è la WORST FAN FICTION EVER), ed elogiando il fantastico lavoro fatto da Eric Kripke, con la perfetta scena d'apertura con la stesura dello script del pilot.
Ma soprattutto, "Fan Fiction" è una puntata su Sam e Dean, sul loro rapporto e su tutte le avventure che hanno dovuto affrontare; in questo senso, la scelta di non mostrare Castiel e Crowley funziona, lasciando il palcoscenico ai due protagonisti (anche se sarebbe stato bellissimo vedere la reazione dell'angelo alla vista della sua versione femminile del musical)




L'idea del musical basato sui libri di "Supernatural" da il via ad un serie di battute divertentissime, soprattutto nella prima parte con la reazione dei due fratelli allo spettacolo e tutti i vari nomi usati dai fan per riferirsi alle coppie dello show (Destiel e le prese in giro di Sam), e con un Dean in grande spolvero; grande merito della riuscita di questa parte va anche alla protagonista dell'episodio, Marie, e alla sua amica Maeve, che danno vita a momenti esilaranti in compagnia di Sam e Dean.
La comparsa di Calliope, mostro della settimana che cerca di far portare al termine il musical per poi cibarsi dell'autrice, aggiunge quel pizzico di azione all'episodio, regalando altri ottimi momenti soprattutto nel finale, con la sua distruzione per mano di Sam e di Marie.




Più in generale, lo spettacolo è anche un modo geniale per celebrare lo show, con l'intro della nascita di Sam e la morte di Mary, e con il ricordo di alcuni personaggi visti nella serie, come ad esempio Adam, l'ormai dimenticato terzo fratello rimasto intrappolato con Lucifero, riuscendo ad emozionare facendo leva sui ricordi e sull'amore dei fan per lo show.
In questo senso, utilizzare "Carry on Wayward Son" è stata una scelta perfetta, alternando l'esecuzione delle ragazze agli sguardi di Sam e Dean: praticamente impossibile non commuoversi.
La ciliegina sulla torta arriva negli ultimi secondi, con la comparsa di Chuck e il suo "Not Bad", riferito allo spettacolo e, più in generale, allo show: un ritorno da pelle d'oca, tanto desiderato dai fan e finalmente esaudito dagli autori.




"Fan Fiction" è quindi una delle puntate più belle dello show, il giusto tributo ad una fantastica serie che, arrivata alla decima stagione, riesce ancora a sorprenderci, a farci divertire ed emozionare. Grazie Sam e Dean, grazie "Supernatural".

Ecco la versione di "Carry on Wayward Son":



Voto episodio: 10

mercoledì 12 novembre 2014

Recensione: Once Upon A Time 4x07 - The Snow Queen

Settimo episodio della stagione per "Once Upon a Time", con nuove informazioni sulla Regina delle Nevi e l'inizio del suo piano.




"The Snow Queen" ci mostra, attraverso diversi flashback, il passato della Regina delle Nevi, con la scoperta dei suoi poteri e l'amore per le sue sorelle. Come spesso accade nello show, però, la situazione apparentemente tranquilla si rovina in un battibaleno, con la morte della sorella di Ingrid che nello scorso episodio era stata data per scomparsa, congelata e uccisa dalla Regina, e il suo imprigionamento nell'urna per mano della madre di Elsa e Anna, che chiederà poi a Grand Pabbie di cancellare il ricordo delle altre due sorelle a tutti gli abitanti di Arendelle.
Il flashback aiuta ad approfondire il personaggio della Regina delle Nevi, grazie anche ad una convincente interpretazione di Elizabeth Mitchell, mostrandoci il suo lato più umano e l'evento che ha dato il via al suo piano, e anche le notevoli somiglianze tra la sua storia e quella di Elsa: lo show è riuscito così a creare una sorta di prequel alle vicende di "Frozen", mostrandoci anche un personaggio visto nel cartone, l'odioso Duca di Weselton.




A questo proposito, risulta essere molto interessante anche la parte ambientata a Storybrooke, in particolar modo le scene tra la Regina ed Emma, con quest'ultima che si rende conto, per la prima volta, della pericolosità del suo potere, dando quindi il via al diabolico piano della Regina.
La nota negativa di questa storyline è l'odioso atteggiamento di Snow, prima eccessivamente impaurita e quasi disgustata dalla figlia, e in seguito arrabbiata per la caduta di un palo causata involontariamente da Emma: è difficile pensare che questo possa bastare a far allontanare la protagonista dalla sua famiglia, ma il comportamento di Snow ci ricorda quanto il personaggio sia insopportabile.




In tutto questo, il ruolo di Rumple resta ancora da decifrare, e in questo senso la scena finale, con la collaborazione tra lui e la Regina delle Nevi, apre nuove possibilità per le prossime puntate.
A proposito di personaggi sfruttati poco o male, Regina è ormai perennemente bloccata nella cripta e con il tira e molla con Robin, mentre viene solo abbozzato un collegamento al passato di Will Scarlet, con la speranza che la sua storia venga approfondita al più presto.




La quarta stagione di "Once Upon a Time" continua a convincere, grazie all'ottimo inserimento dei nuovi personaggi.


Voto episodio: 8 +

Recensione: Sons of Anarchy 7x10 - Faith and Despondency

Nuovo episodio di "Sons of Anarchy", che conferma i progressi visti una settimana fa.




"Faith and Despondency" non è una puntata perfetta, ma riesce a regalare grandi emozioni e da il via alla resa dei conti finale, sia con Marks che con Gemma.
Tra i tanti eventi importanti dell'episodio, spicca il piano geniale di Jax per colpire Moses, grazie all'aiuto di Tyler, dei Grim e dei Nazi, riuscendo così a vendicare la morte di Bobby, con una scena molto forte ma non gratuita: infliggere al braccio destro di Marks lo stesso trattamento riservato a Bobby prima di ucciderlo era il minimo, lanciando un forte messaggio al rivale. Finalmente il presidente di SAMCRO riesce a fare un passo indietro, riuscendo ad ottenere la vendetta sfruttando la sua intelligenza.
Uno degli aspetti positivi della puntata è anche l'utilizzo di quel pizzico di ironia macabra che ha sempre contraddistinto la serie in determinate situazioni, come ad esempio Hap che prende in trofeo le dita tagliate a Moses.




L'episodio si concentra anche sui rapporti tra i personaggi, con le splendide scene tra Venus e Tig (ottime le interpretazioni di Walton Goggins e Kim Coates) e con Jax che inizia la puntata in compagnia di Winsome , per poi concludere con il momento più intenso e toccante, in cui rivela ad Abel la vera identità di Wendy. La scelta di dire la verità ad Abel funziona perfettamente, grazie anche alle performance di un grande Charlie Hunnam e Drea de Matteo, ed aiuta a costruire il momento clou dell'episodio, con Abel che confessa al padre la colpevolezza di Gemma per quanto riguarda la morte di Tara: ovviamente ora bisognerà vedere quale sarà la reazione di Jax, tenendo anche conto di quanto accaduto durante la puntata, con Abel che ha accusato la nonna di averlo ferito. In questo senso risulterà decisivo anche Unser: i suoi dubbi e le sue informazioni, sommate alla confessione di Abel, daranno a Jax ottimi motivi per dubitare di Gemma; vederla in difficoltà e sconfitta dopo la bugia di Abel è stata una delle cose migliori della puntata, e finalmente la resa dei conti si fa sempre più vicina.




A proposito di rapporti e scene ironiche, vedere Marilyn Manson che legge poesie d'amore a Juice vale l'intero episodio, mentre continua a non convincere la relazione tra Chibs e la Jerry, con scene fin troppo plateali e con i dubbi di quest'ultima che iniziano a diventare ripetitivi.
Giusto menzionare la morte di Leland per mano di Unser, mentre aumenta la preoccupazione per il destino di Nero.




"Sons of Anarchy" riesce quindi a confermare i miglioramenti visti una settimana fa; con tre episodi rimasti e la confessione di Abel, ci aspetta un finale ricco di emozioni.


Voto episodio: 8/9

lunedì 10 novembre 2014

Recensione: The Walking Dead 5x05 - Self Help

Dopo il deludente episodio di una settimana fa, "The Walking Dead" si concentra sul gruppo in viaggio per Washington, tra rivelazioni più o meno inaspettate e battute da mani nei capelli.

Il momento clou di "Self Help" è infatti la confessione di Eugene, che svela di non essere uno scienziato e di aver sfruttato Abraham per sopravvivere: da una parte, il colpo di scena è buono, dando un senso ad un personaggio fin troppo assurdo per essere vero; dall'altra parte, però, la rivelazione azzera una storyline, già di per se noiosa, che ci ha accompagnato per diverse puntate, facendo fare una figura terribile a buona parte del gruppo dei sopravvissuti. E' infatti impossibile che a nessuno sia mai venuto un dubbio riguardo Eugene, esageratamente imbarazzante in qualsiasi situazione e che si è sempre nascosto dietro alle informazioni riservate; in particolar modo, Abraham esce malissimo dopo questa rivelazione, anche alla luce del discutibile flashback che ha accompagnato la puntata, con la morte della moglie e dei figli e con l'incontro con Eugene: la speranza di salvare il mondo gli ha dato la ragione per continuare a vivere, ma dopo lo shock iniziale dovuto alla perdita della sua famiglia, è difficile immaginare come non gli sia mai venuto in mente che, dopo tutto, Eugene era decisamente poco credibile come scienziato.




Per il resto, la puntata non regala grossi spunti, se non sottolineare ancora una volta la capacità di Tara di proporre scelte assurde (usare le biciclette perchè non prendono fuoco), e con tutti i terribili dialoghi di Eugene, tra la bellezza del suo taglio di capelli e il suo spiare Abraham e Rosita mentre fanno sesso, senza dimenticare la scena trash della morte degli zombie causata da un getto d'acqua.
Nonostante la disastrosa quarta stagione, che ha rovinato buona parte dei protagonisti dello show, dispiace vedere Glenn e Maggie bloccati con dei personaggi improponibili, nella speranza che, con la missione per Washington ormai terminata, ci sia il ricongiungimento con il gruppo principale: a questo proposito, per la prima volta si è veramente sentita la mancanza di Rick e gli altri, con il protagonista che in questo inizio di stagione era riuscito a fare buoni passi avanti.




"The Walking Dead" delude per l'ennesima volta, confermando l'importanza del gruppo in una serie corale e la scarsa riuscita degli episodi dedicati ai singoli personaggi.


Voto episodio: 5

domenica 9 novembre 2014

Recensione: Doctor Who 8x12 - Death in Heaven

Ultimo episodio della stagione per "Doctor Who", con l'arrivo dei Cybermen e lo scontro tra il Dottore e Missy.




Dopo l'ottimo episodio di una settimana fa, le aspettative per "Death in Heaven" erano molto alte: purtroppo, la puntata non riesce a convincere a pieno, riassumendo alla perfezione l'andamento dell'intera stagione.
Il problema maggiore di questo season finale è la sceneggiatura di Moffat, che per la prima volta, anche se solo a tratti, risulta essere addirittura fastidiosa nel suo cercare continuamente di strizzare l'occhio ai fan con un citazionismo fin troppo esagerato.
Anche la trasformazione non del tutto completata di Danny in Cyberman non convince: è apprezzabile il momento in cui lui e Clara hanno la possibilità di dirsi addio, mentre l'utilizzo del personaggio per riuscire a sconfiggere Missy lascia perplessi; inoltre, per l'ennesima, e ultima volta, Danny conferma tutti i problemi visti nelle ultime settimane, riuscendo a risultare fastidioso anche in una situazione così delicata (fatta eccezione appunto per il dialogo con Clara).




A proposito di Missy, la presunta morte della nuova versione del Maestro è un'altra grossa delusione: riesumare un personaggio potenzialmente fantastico per poi eliminarlo in maniera alquanto anonima, come se fosse un cattivo qualsiasi, risulta essere una scelta incomprensibile, soprattutto alla luce della fantastica interpretazione di Michelle Gomez, che conferma di essere semplicemente perfetta per il ruolo.
Più in generale, quindi, delude il modo in cui Missy viene sconfitta, sminuendo anche un piano che, nelle premesse, poteva regalare ottimi spunti, con la resurrezione dei morti sotto forma di Cybermen.




Un altro aspetto che non convince a pieno è l'addio tra il Dottore e Clara, con i due che mentono per nascondere i loro veri sentimenti (con Clara che ha perso definitivamente la possibilità di stare con Danny, e con il Dottore imbrogliato per l'ennesima volta dal Maestro, non riuscendo a trovare Gallifrey), e che da la sensazione di non essere un vero e proprio ultimo saluto tra i due.
In una puntata non del tutto riuscita troviamo anche delle note positive: oltre a Michelle Gomez, è giusto sottolineare ancora una volta le ottime prove di Jenna Coleman, e soprattutto, di Peter Capaldi, che nonostante delle sceneggiature non sempre all'altezza, è riuscito a convincere e a regalare ogni settimana delle fantastiche interpretazioni.
Ottimo anche il momento in cui il Dottore ritrova Kate Stewart, data per morta durante l'attacco dei Cybermen, con il commovente saluto al padre di quest'ultima, il Brigadier, che come Danny è riuscito a mantenere un lato umano salvando la figlia.
Dopo un episodio troppo altalenante, gli ultimi secondi riescono a creare hype per lo speciale di Natale, con l'arrivo del grande Nick Frost nei panni di Babbo Natale.




"Death in Heaven" conclude una stagione mai del tutto convincente: la speranza è di riuscire ad ottenere, nello speciale che andrà in onda tra un mese e mezzo, alcune risposte alle domande lasciate in sospeso, come ad esempio la telefonata tra Clara e Danny, di avere una chiusura più convincente tra il Dottore e Clara e, magari, di rivedere Missy.


Voto episodio: 6.5
Voto stagione: 7.5

sabato 8 novembre 2014

L'angolo delle Comedy - The Big Bang Theory 8x08, New Girl 4x06, Brooklyn Nine-Nine 2x05, A to Z 1x06

Nuova settimana per le comedy, con il ritorno positivo di "Brooklyn Nine-Nine" e "New Girl".


The Big Bang Theory 8x08 - The Prom Equivalency
Ottavo episodio della stagione, che conferma per l'ennesima volta l'ottimo momento di Jim Parsons, che va a sommarsi anche ad un chiaro miglioramento di Sheldon, meno irritante e decisamente più divertente rispetto agli ultimi tre anni. Il grosso passo avanti fatto dal personaggio in questa puntata, con la dichiarazione d'amore ad Amy, è l'ennesima conferma della crescita di Sheldon, che continua comunque a mantenere quelle caratteristiche che lo rendono unico. Per il resto, la puntata non offre grossi spunti: l'idea di ricreare il ballo di fine anno è carina ma viene sfruttata a dovere solo per la coppia Leonard-Penny, con una buona scena sul tetto, mentre prosegue la situazione di tensione tra Stuart ed Howard, con alcuni momenti riusciti ed altri decisamente evitabili.
Voto episodio: 6/7



New Girl 4x06 - Background Check
Dopo due settimane di pausa torna "New Girl", con un episodio incentrato su Winston: pur non avendo momenti comici, il personaggio interpretato da Lamorne Morris conferma di essere ormai diventato fondamentale per lo show, mentre la vera nota positiva della puntata è il grande ritorno di Nick, tra attacchi di panico e l'esilarante confessione al capo di Winston. Molto positiva anche la parte con protagonista Coach, soprattutto sul finale, e Zooey Deschanel regala l'ennesima, ottima performance della stagione. Deludente invece Schmidt, eccessivamente attaccato a Cece, e con una serie di battute banali e già sentite.
Voto episodio: 8 +



Brooklyn Nine-Nine 2x05 - The Mole
Ennesima, ottima puntata di "Brooklyn Nine-Nine", con il capitano Holt grande protagonista, grazie ad un Andre Braugher da applausi. Come al solito, ben dosato il minutaggio dedicato ad ogni singolo personaggio, con la rivelazione della storia tra Gina e Boyle (sempre ottimo Joe Lo Truglio), e le indagini di Jake e Holt sulla presenza di una talpa nel distretto: la scena dei due in pigiama a casa del capitano vale la puntata, e la scoperta del secondo nome di Holt, Jacob, è la ciliegina sulla torta.
Voto episodio: 8.5



A to Z 1x06 - F is for Fight, Fight, Fight!
Leggero passo indietro per "A to Z", che conferma i soliti problemi (Stephie e Stu sono personaggi fin troppo esagerati e poco simpatici), mentre non convince del tutto il tira e molla tra Andrew e Zelda, fatto di equivoci evitabili, con la risoluzione finale che riesce quanto meno a sistemare la faccenda in maniera intelligente. Meno riuscita la storyline ambientata nell'ufficio di Andrew, anche se Howard riesce a regalare le uniche, vere risate della puntata.
Voto episodio: 6/7